L’impianto idroelettrico sui torrenti Grand ’Alpe e Vaudet nell’alta Valgrisenche si farà?

La difficile scelta dell’Amministrazione comunale di Valgrisenche

L’associazione Legambiente Valle d’Aosta ha inviato nei giorni scorsi una lettera al Consiglio Comunale di Valgrisenche e alla Giunta Regionale in merito alla scelta che il Comune sta ora affrontando tra il realizzare (o permettere di realizzare) l’opera e il chiudere la Società rinunciando definitivamente alla nuova centrale.

Ricordiamo che la realizzazione della centrale comporterebbe un impatto ambientale enorme, sia per le grandi opere di sbancamento dovute alla costruzione della centrale (che sorgerebbe sulle rive del lago Beauregard), sia per le condotte forzate che dovranno congiungere in alta quota la parte iniziale dei due torrenti con una galleria e poi scendere fino al lago, sia per lo spostamento e la sistemazione degli inerti estratti dalla galleria (70.000 mc); il tutto sul fragile territorio dell’alta valle a monte del lago, con dei rischi idrogeologici non indifferenti e con un impatto paesaggistico pesantissimo.

Considerando tale impatto e ricordando che la Valgrisenche ha già sacrificato tutti i suoi corsi d’acqua all’idroelettrico (basta guardare il rigagnolo che attraversa il capoluogo), abbiamo suggerito al Consiglio Comunale di dismettere il progetto, anche perché l’alternativa che si pone è quella di cedere le quote del Comune, che rappresentano l’80% della proprietà, ad un privato.

Privato che, naturalmente, avrà lo scopo di realizzare il massimo profitto possibile anche a scapito dell’ambiente e dell’economia turistica locale: e al quel punto il Comune non avrà più voce in capitolo per difendere il proprio territorio.

Visto che il progetto attualmente è scaduto, sia nella Valutazione Ambientale, sia nell’Autorizzazione Unica, e considerato che oggi lo stesso progetto non potrebbe più essere autorizzato, essendo in contrasto con le norme di tutela dei corsi d’acqua naturali promulgate negli anni recenti, alla Giunta Regionale, che ha comunque la responsabilità definitiva sulla realizzazione dell’opera, abbiamo quindi rivolto la domanda se intenda ri-valutare la validità dell’opera e considerarne l’impatto alla luce della maturata consapevolezza di quelli che sono i veri interessi delle popolazioni delle vallate, dove l’ambiente rappresenta la risorsa unica e duratura di fronte alle trasformazioni economiche e ai cambiamenti climatici. Aspettiamo adesso una risposta.

Gli inspiegabili motivi per non procedere all’allargamento del Parco del Mont Avic. LA REGIONE COLGA L’OPPORTUNITA’ DI VALORIZZARE E ACCRESCERE LE PROPRIE AREE PROTETTE!

Il riconoscimento da parte delle Nazioni Unite di NaturaValp, l’Associazione di Valpelline scelta come esempio di turismo montano dell’avvenire in occasione della Giornata internazionale della Montagna dell’11 dicembre scorso, è forse il più vistoso dei tanti segnali del cambiamento di prospettiva in atto nel turismo di montagna.

Turismo responsabile, ambientalmente sostenibile, che rende i territori protagonisti con le loro qualità e bellezze naturali.

Sono queste le scelte economicamente più paganti, quelle che consentiranno alla montagna di frenare i fenomeni di spopolamento.

Per questo il Circolo Legambiente Valle d’Aosta, appreso con rammarico e delusione l’inspiegabile stop all’allargamento del Parco del Mont Avic, si affianca e sostiene le proteste del Comitato di Cittadini guidato da Giuseppe Peaquin e chiede alle forze politiche regionali e alla Presidenza della Giunta di sbloccare l’impasse istituzionale e portare a conclusione in breve tempo l’iter normativo necessario a concretizzare l’ampliamento previsto e, ci risulta, già finanziato.

Quali interessi potranno mai impedire che questo lodevole progetto giunga in porto? Quali voci dissonanti si oppongono, difendendo forse meri interessi personali?

Noi, al pari dei componenti del Comitato, non lo comprendiamo e, in questa come in altre analoghe situazioni, chiediamo risposte e azioni che mettano al centro il bene dell’intera collettività valdostana e delle generazioni future.

Storie d’acqua e d’energia.IL CONVEGNO DI LEGAMBIENTE VALLE D’AOSTA DEL 4 DICEMBRE 2021

Con il convegno del 4 dicembre scorso, Legambiente ha riproposto il tema della tutela di quei pochi tratti di torrente non ancora intubati ad uso idroelettrico e di quei tanti già derivati che spesso non rispettano il Deflusso Minimo Vitale.

Tutti i corsi d’acqua valdostani sono mediamente derivati tra l’80 e il 100% del proprio percorso, per un totale di 338 centraline. Il numero delle concessioni idroelettriche è aumentato anche negli ultimi anni, nonostante il Ministero e l’Autorità per il Bacino del Po abbiano regolamentato in modo più rigoroso le modalità per l’accettazione delle nuove domande, e parecchi tra gli ultimi tratti di torrenti di grande pregio ambientale sono tutt’oggi a rischio di essere derivati a favore di nuove centraline.

E’ il caso di Cortlys, un progetto molto vecchio (2004), pieno di errori, che andrebbe ad impattare sul tratto iniziale del torrente Lys, nell’alta valle di Gressoney all’interno dell’anfiteatro morenico del Monte Rosa; un progetto totalmente inaccettabile alla luce delle attuali norme, che il Presidente della Regione ha sdoganato accettando di riconoscere il passaggio della concessione ad una nuova Società, la Staffal Energy della famiglia Arditi: provvedimento che, con il Comitato di Cortlys, Legambiente ha impugnato presso il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche di Roma.

Ed è il caso Issologne: una nuova concessione rilasciata di recente per un ennesimo impianto sul torrente St. Barthelemy (l’ottavo sull’intero corso d’acqua), progetto che è in contrasto con le nuove norme introdotte nel 2017, in quanto si colloca in modalità “esclusione” nelle Tabelle ERA dell’Autorità di Bacino del Po; una concessione, quindi, a nostro avviso illegittima.

Altri casi sono emersi dal pubblico in sala:

  1. un progetto di centrale sul torrente Grand’Alpe, nell’alta Valgrisenche, mai realizzato in quanto il Comune, titolare della concessione (con la società Ronc con quote di minoranza), si è reso conto dell’altissimo impatto ambientale che la sua realizzazione comporterebbe; sembra tuttavia che il Procuratore della Corte dei Conti esiga che, per giustificare le ingenti spese di progettazione (30.000 euro), il progetto venga realizzato;
  2. un nuovo progetto per due centraline sul torrente Chamois, che prosciugherebbero tutti i torrenti e ruscelli della conca di Chamois trasformando il lago di Lod, gioiello della località turistica, ricco di pesci, ninfee e libellule, in una vasca di carico.

CAROVANA DELLE ALPI 2021-BANDIERA VERDE AL GRUPPO DI ACQUISTO SOLIDALE “A TUTTO GAS” DI PONT-SAINT-MARTIN

MOTIVAZIONE

per la capacità di resilienza nel difficile periodo del lock-down totale, con la costituzione di un gruppo di acquisto solidale che valorizza le piccole produzioni locali di montagna e il consumo sostenibile, diventando uno dei punti di riferimento per azioni di solidarietà in collaborazione con le associazioni di volontariato del territorio.

DESCRIZIONE 

Il Gruppo di Acquisto Solidale “A tutto GAS-PSM” di Pont Saint Martin, piccolo comune della bassa Valle D’Aosta, è una realtà recentissima nata nella primavera 2020 durante il periodo di confinamento a causa della pandemia. Un gruppo di alcune famiglie aderenti, non potendo più muoversi verso il Piemonte per rifornirsi, ha inizialmente chiesto ad un fornitore di fare le consegne a Pont Saint Martin. Presto hanno realizzato che potevano dar vita ad un G.A.S. (Gruppo di Acquisto Solidale) locale. Le iniziali 10 famiglie sono presto diven- tate 105: molte per una piccola realtà di paese; e gli iniziali obiettivi di rifornimento di prodotti si sono presto trasformati nella nascita di un G.A.S.I principi ispiratori sono comuni a molti Gruppi di Acquisto Solidale: svi- luppare e mettere in atto un consumo critico e responsabile, seguire criteri di rispetto per l’uomo e l’ambiente, di salute, di solidarietà e sostenibilità. Tra i criteri di scelta ci sono il legame con il territorio, il biologico, non sempre certificato ma reale, la riduzione degli imballaggi e, dove presenti, il loro riciclo.

La particolarità di questa piccola realtà sta nel ricercare la collaborazione con le micro produzioni montane, sia agricole che casearie, tipiche della bassa e media Valle d’Aosta e che con le loro attività mantengono di fatto il territorio e il paesaggio antropizzato così come lo conosciamo.

Oltre ad obiettivi di sostenibilità, il G.A.S. crea una rete di amicizie, di solidarietà e di condivisione di idee e pratiche.

Il gruppo è diventato uno dei punti di riferimento anche per iniziative di solidarietà in rete con le associa- zioni locali: dalla raccolta fondi in collaborazione con Diaconia Bassa Valle per i profughi in Bosnia, a quella di abiti e giochi per le famiglie in difficoltà, all’acquisto di parmigiano bio in collaborazione con un’associazione locale per azioni di solidarietà, e del caffè del Lazzarelle prodotto dalla torrefazione della Casa Circondariale Femminile di Pozzuoli (NA).

Il G.A.S è in una fase aumento dei suoi aderenti e da gruppo informale intende costituirsi in un prossimo futuro in una vera e propria associazione. 

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DISCARICHE PER RIFIUTI INDUSTRIALI :INUTILI LE SCORCIATOIE, PER DISINCENTIVARLE SERVE L’IMPEGNO DI REGIONE E AMMINISTRAZIONI LOCALI

Certo che sarebbe stato bello se, con una breve serie di norme aggiuntive all’attuale legge sui rifiuti, si fosse posta la parola FINE alle discariche private per rifiuti speciali, quelli, per intenderci, definiti “speciali inerti” negli atti amministrativi, ma in realtà residui della lavorazione industriale.

In pochi commi la Regione, con le modifiche apportate alla l.r. 31/2007 (Nuove disposizioni in materia di gestione dei rifiuti) aveva cercato, nel febbraio 2020, di limitare la possibilità di stoccare rifiuti industriali in VDA, ponendo un limite del 20% sul totale del materiale trattabile ogni anno negli impianti privati. Il provvedimento di inizio 2020 vietava anche il completamento dei lavori per la realizzazione di discariche per rifiuti speciali non ancora in esercizio, tentando in tal modo di rispondere alle giuste proteste del Comitato “La Valle non è una discarica” sul paventato impianto di Issogne.

Sarebbe stato bello, dicevamo, ma così non è stato.

Come è noto, la Corte Costituzionale ha accolto il ricorso presentato dallo Stato, cassando le nuove norme regionali. Ce lo aspettavamo, e da subito avevamo sottolineato i rischi di impugnazione connessi alla soluzione scelta dall’allora Amministrazione regionale. Non è possibile porre un limite alla circolazione dei rifiuti speciali, né stabilire, per legge, che sul nostro territorio non sarà possibile realizzare un certo tipo di impianto.

E dunque: davvero non si può fare nulla per arginare il proliferare delle discariche industriali in VDA?

La risposta è che è possibile fare molto, in realtà, ma con un impegno politico e amministrativo puntuale e diffuso in varie direzioni. Proviamo a riassumere le principali strade possibili.

– Innanzitutto, occorre continuare ad agire sull’ecotassa, ossia il tributo che i gestori degli impianti devono alla Regione, stabilito in base alla quantità ed alla tipologia di materiale conferito. Anche su questo punto esiste un ricorso pendente, perché la Regione ha stabilito importi molto più alti per i rifiuti provenienti da fuori Valle. Attendiamo l’esito del contenzioso, ma in ogni caso agire sul tributo resterà possibile. La VDA dovrebbe, a nostro avviso, prevedere una dinamica graduale di aumento negli anni a venire, incentivando contestualmente le imprese locali ad accedere a forme di baratto amministrativo per ottenere sconti. Non ce lo stiamo inventando, si tratta di strumenti previsti già dalla legge di istituzione dell’ecotassa, che risale al 1995.

– In secondo luogo, la Regione potrebbe, finalmente, legiferare in materia di limiti agli inquinanti nell’aria e nelle acque, prevedendo, ove utile, una maggiore severità. Anche qui, questa possibilità è prevista addirittura dal Codice dell’Ambiente (Dlsg.152/2006). Le Regioni (anche quelle ordinarie!) possono adottare limiti più restrittivi con proprie leggi in materia di tutela ambientale.

– La Valle d’Aosta dovrebbe in tempi brevi allinearsi alla stragrande maggioranza delle Regioni italiane, dotandosi di una legge di riforma dell’ARPA che attribuisca all’Agenzia compiti di polizia giudiziaria. In questo modo si contrasterebbero più facilmente gli abusi ambientali in generale, scoraggiando anche chi pensa di venire a sversare i rifiuti in una regione in cui i controlli sono oggi di difficile esecuzione.

– Infine i Comuni possono fare la propria parte, apportando modifiche ai piani regolatori per spezzare l’automatismo (artificioso) cava oggi-discarica domani. In una ex cava si possono immaginare utilizzi futuri diversi (aree verdi, campetti sportivi, ma anche piccoli parchi fotovoltaici….).

Insomma, c’è molto lavoro da fare e, nostro avviso, bisogna cominciare subito. La tutela del territorio richiede impegno: le scorciatoie non sono praticabili.

E’ possibile, ci domandiamo, chiedere l’impegno dell’intero Consiglio regionale e di tutti gli Enti Locali su un tema così importante per la nostra Valle?

Storie d’acqua e d’energia

Un convegno sulle acque, l’idroelettrico e le centraline in Valle d’Aosta

AOSTA, 4 dicembre 2021, Salone Biblioteca di Viale Europa, ore 15

A che punto è la Regione Valle d’Aosta sul fronte dell’aggiornamento del Piano di Tutela delle acque, avviato ormai cinque anni fa?

E sul fronte del rafforzamento della tutela dei corsi d’acqua naturali, a quattro anni dall’emanazione di nuove norme da parte del Ministero dell’Ambiente e dell’Autorità di Bacino del Po?

Noi siamo per principio sostenitori dell’idroelettrico e delle energie rinnovabili.

Le situazioni di cui ci occupiamo o su cui apriamo vertenze sono violazione delle regole, speculazioni o opere con danni ambientali rilevanti a fronte di produzioni energetiche irrilevanti.

Il convegno si propone di fare il punto sul grado di tutela dei torrenti valdostani e sulla corsa all’accaparramento delle acque a scopo idroelettrico. E intende denunciare come l’attacco alla risorsa idrica non rallenti, come dimostrano i casi dei progetti di Cortlys e di Issologne.

PROGRAMMA

h.15 – Saluto del Presidente di Legambiente VdA

h.15,10 – Stato del Piano Tutela Acque, situazione dei torrenti in VdA, realizzazione di nuove centraline, applicazione delle norme di tutela dei corpi idrici da parte della Regione –

Rosetta Bertolin di Legambiente VdA

h.15,30 – Il caso Cortlys: si ritorna al via. Come resuscitare un progetto

Giancarlo Toffolo e Roberta Aluffi del Comitato per la salvaguardia e la tutela di Cortlys

h. 15,50 – Il caso Issologne: centralina sul torrente St. Barthelemy: l’applicazione della Direttiva dell’Autorità di Bacino del Po in Valle d’Aosta –

Guido Gubernati del Comitato Tutela Fiumi (di Biella)

h. 16,10 – Il controllo delle derivazioni. Prelievi eccessivi e mancato rilascio del Deflusso Minimo Vitale. 

Daniele Gamba del Circolo Biellese di Legambiente “Tavo Burat”

h. 16,30 – dibattito

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Giornalisti, operatori, politici, amministratori, professionisti, ambientalisti, associazioni, amanti della natura e dell’acqua sono invitati a partecipare e, volendo, a portare il proprio contributo.

La centralina di Cortlys a Gressoney-La-Trinité di nuovo in pista dopo 18 anni. Il ricorso al Tribunale unica possibilita’ per difendere il sito.

Comunicato stampa congiunto di Legambiente e del Comitato per la Salvaguardia dell’Alpe Cortlys

La questione di Cortlys è ancora una volta davanti a un Tribunale.

Legambiente ha infatti fatto ricorso al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche contro l’atto con cui la Regione ha resuscitato il progetto di Cortlys. Progetto che, ricordiamo, andrebbe a stravolgere e a sottrarre le acque del torrente Lys alle sue origini, nell’anfiteatro morenico del Monte Rosa.

Nel 2017 l’autorizzazione a costruire l’impianto era ormai decaduta, i terreni espropriati restituiti, le poche opere realizzate avrebbero dovuto essere demolite. La società concessionaria, in liquidazione, aveva dichiarato di non essere più interessata all’impresa.

Ciononostante, la Regione ha proseguito con i procedimenti che aveva in corso e ha tentato di correggere i gravi errori del progetto che, se individuati nel 2004, avrebbero comportato la sottoposizione del progetto alla Valutazione di impatto ambientale.

La valutazione di impatto ambientale non è invece stata espletata né allora, né in seguito, nonostante l’incompatibilità del progetto con le norme di tutela ambientali: a quelle in vigore allora e a quelle in vigore oggi.

Si ritorna dunque al punto in cui si era nel 2009, quando fu rilasciata la concessione originaria. Cambia soltanto la concessionaria: con l’ultimo dei suoi atti, la Regione ha trasferito infatti la concessione alla Staffal Energy S.r.l. della famiglia Arditi.

L’azione giudiziaria non è mai per Legambiente la prima opzione ma in questo caso è stata l’unica possibilità. Il governo regionale in carica ha infatti ignorato le ripetute richieste di Legambiente, così come quelle del Comitato per la Salvaguardia e Tutela di Cortlys, di essere ricevuti per esporre la propria posizione su una questione ormai quasi ventennale.

La chiusura del governo regionale anche alla minima interazione con la società civile è sorprendente, inspiegabile e senza precedenti. D’altra parte si colloca in un quadro generale di disinteresse per tutto quanto riguarda la gestione delle acque regionali, o meglio di interesse per la produzione idroelettrica, a prescindere dall’irrisorio beneficio in termini di produzione di energia rispetto al danno ambientale.

Della situazione generale dello stato delle acque valdostane e delle nuove centraline autorizzate o in fase di autorizzazione, oltre che del progetto di Cortlys, tratterà un convegno organizzato da Legambiente per il 4 dicembre prossimo e che si terrà alle ore 15 presso la Biblioteca di V.le Europa ad Aosta (di cui verrà fornito prossimamente il programma).