QUERELLE DISCARICA POMPIOD (E ISSOGNE) NEGATA LA PARTECIPAZIONE DI LEGAMBIENTE ALLA CONFERENZA DEI SERVIZI QUALCUNO HA PAURA DEL CONTRIBUTO TECNICO DELLE ASSOCIAZIONI?

Con sconcerto – afferma Denis Buttol, presidente di Legambiente Valle d’Aosta – leggiamo la lettera della Dirigente regionale dell’assessorato all’Ambiente con la quale si nega la partecipazione all’associazione alla Conferenza dei Servizi, convocata per il giorno 14 novembre 2019, in quanto “non si ritiene sussistano i presupposti giuridici”: stiamo parlando della Conferenza dei Servizi che deve trattare il tema delle modifiche alle prescrizioni per la discarica di Pompiod, nel Comune di Aymavilles, sul quale il dibattito è accesissimo e che ha visto il geologo esperto dell’Associazione audito già in due occasioni dalle commissioni consiliari”.

Forse che, quindi, Legambiente non è un soggetto portatore di interesse nella vicenda o nella tutela dell’ambiente della Valle d’Aosta? La Regione non ha forse recepito le norme europee sulla partecipazione pubblica? E perchè, infine, altri assessorati regionali le rispettano e fanno partecipare la nostra associazione alle Conferenze dei Servizi?

Legambiente ricorda, nel caso non fosse ancora chiaro, di essere portatrice di Interessi Generali e che, nel caso specifico della vicenda delle discariche private autorizzate a ricevere rifiuti industriali da fuori regione, sta cercando di proteggere la salute dei cittadini e il territorio dei valdostani.

Forse che qualcuno vuole negare la parola alle Associazioni?

A questo punto – conclude Denis Buttol – non ci rimane che chiedere il rinvio della Conferenza dei Servizi, in modo da permettere ai portatori di interesse che come Legambiente hanno presentato formale richiesta, di parteciparvi.

 

POMPIOD E ISSOGNE LA VALLE D’AOSTA NON E’ UNA DISCARICA, MA POTREBBE DIVENTARLO SI AUMENTI SUBITO L’ECOTASSA

Il sito in cui dovrebbe sorgere la discarica “Chalamy” ad Issogne

Il Circolo Legambiente VDA sostiene la petizione promossa dal Comitato “La Valle non è una discarica”, che si oppone all’apertura ad Issogne di un impianto simile a quello di Pompiod ma dieci volte più grande.

Riteniamo infatti fondate le preoccupazioni per l’ambiente e la salute espresse nel corso dell’incontro pubblico del 4 novembre scorso a Verrès. Condividiamo anche lo spirito del Comitato che, come quello di Pompiod, partendo da una situazione locale pone un problema di portata più generale che investe la gestione di tutto il territorio regionale.

Perché è vantaggioso aprire in Valle discariche di rifiuti in buona sostanza industriali?

Perché in Valle d’Aosta l’ecotassa, ossia il tributo speciale che ogni gestore di discarica deve pagare alle casse regionali, è bassissima: 1,03 euro/ton per i rifiuti inerti (eccettuate le terre da scavo, che costano 10,33 euro/ton); 2,06 euro/ton per i fanghi industriali; 5,16 euro/ton per gli altri rifiuti speciali non pericolosi (che sono in gran parte industriali.) In Piemonte lo smaltimento di inerti costa al gestore 9 euro/ton e quello di tutte le tipologie di non pericolosi ben 25 euro/ton! La Lombardia chiede 4 euro/ton per gli inerti (diventeranno 7 dal 2020) e 10 euro/ton per i non pericolosi (15 dal 2020); la Provincia Autonoma di Bolzano chiede per gli speciali ben 58 euro/ton di ecotassa!

Il quadro è molto chiaro: un gestore che paga un tributo basso potrà offrire tariffe concorrenziali per lo stoccaggio dei rifiuti. Così la Valle d’Aosta diventa attrattiva sul mercato, e potrebbe davvero correre il rischio di ospitare ulteriori impianti, perchè altre 22 cave di inerti presenti sul nostro territorio, molte delle quali nella valle centrale, bene si presterebbero a questo tipo di utilizzo.

Perché la Regione Valle d’Aosta invece di disincentivarle le autorizza?

In base al Rapporto 2019 dell’ISPRA sulla gestione dei rifiuti speciali, in Italia ormai si ricicla quasi tutto, recuperando il 67,4% di materia e stoccando in discarica soltanto l’8,2% dei rifiuti speciali. Mentre sul territorio nazionale le discariche diminuiscono in Valle aumentano e andiamo male anche nel riciclo, poiché interriamo il 30% di rifiuti speciali.

Tutto questo mal si concilia con la tutela del territorio e ha piuttosto il sapore di una svendita. – dice la vicepresidente del circolo Alessandra Piccioni – Siamo ultimi per il riciclo dei rifiuti speciali, aumentiamo le discariche sul territorio, e riusciamo pure a importare rifiuti dal resto d’Italia!”

Legambiente chiede quindi con urgenza un adeguamento al rialzo dell’ecotassa.

Invitiamo tutti i cittadini sensibili alla tutela dell’ambiente e della salute a firmare la petizione lanciata dal Comitato “La Valle non è una discarica” e ad attivarsi per coinvolgere più persone possibile.

Nell’offrire appoggio al Comitato di Issogne, come già avviene per quello di Pompiod, Legambiente chiede alla Regione di ascoltare i cittadini e di accoglierne le legittime richieste.

L’ULTIMO VALLONE SELVAGGIO: UN LIBRO FOTOGRAFICO SUL MERAVIGLIOSO VALLONE DELLE CIME BIANCHE

Segnaliamo l’uscita di questo bellissimo volume  sul vallone delle Cime Bianche, minacciato dal folle progetto di collegamento intervallivo tramite funivia.

Per info e prenotazioni:

ultimovalloneselvaggio@gmail.com

Per approfonfire, guarda il post sulla nostra pagina FB:

https://www.facebook.com/LegambienteVda/?__tn__=%2Cd%2CP-R&eid=ARCj_aNe4E-YVs48nkDzRvm69A2GtRpw0sHAQMPtZUtTcG2RYcUr5hSsc55KXrfKBDCauqObXZDLv0U9

LUPA UCCISA SOPRA CHATILLON : AZIONI SBAGLIATE PORTANO A CONSEGUENZE SBAGLIATE

Comunicato congiunto di ARCI VDA.Vallevirtuosa e Legambiente VDA.

Legambiente, ARCI e Valle Virtuosa chiedono con forza che la Regione, attraverso il Corpo Forestale Valdostano, faccia tutto il possibile per assicurare alla giustizia il responsabile della uccisione di una lupa nel Comune di Chatillon.

Non c'è nessuna giustificazione a questo gesto, come vuol fare invece intendere chi spinge la legge “sul lupo” promossa dalla Giunta regionale. Una legge demagogica, inutile e perfino dannosa, che auspichiamo non sia mai approvata dal Consiglio regionale.

E’ invece chiaro che il clima di odio e di allarme nei confronti del lupo ha creato un clima favorevole ad un becero bracconaggio.

Quello che serve per disinnescare l'artificioso conflitto tra uomo e lupo è l'immediata attivazione del *piano di gestione del lupo e delle misure previste dal programma Wolfalps**2*, come le squadre di intervento rapido per le consulenze agli allevatori in situazioni critiche. Allevatori che vanno maggiormente ascoltati e aiutati con azioni concrete quando chiedono
interventi di sburocratizzazione, e sostenuti nel loro lavoro favorendo e incentivando forme di collaborazione che riducano le pratiche del pascolo incustodito.

Sollecitiamo, infine, la Regione ad attivare un reale tavolo tecnico che veda la partecipazione *anche* delle associazioni ambientaliste, *fino ad oggi lasciate da parte *per privilegiare allevatori, cacciatori e agricoltori.

Disegno di legge sull’abbattimento lupi Una falsa soluzione ad un problema che merita maggiore attenzione

Comunicato congiunto di Legambiente VDA, ARCI VDA e Vallevirtuosa

Le associazioni in firma ritengono che questo provvedimento, in contrasto con le leggi italiane ed europee, sia sbagliato alla radice e non tuteli di fatto gli interessi degli allevatori limitandosi a blandirne le giuste preoccupazioni.

Gli studi scientifici dimostrano infatti che le aree lasciate libere dalla specie – a causa ad esempio proprio di un abbattimento – vengono occupate da altri lupi in quanto il predatore tende a coprire le aree libere con altri esemplari.

La Regione vuole continuare a far parte del progetto WolfAlps, cofinanziato dall’Unione Europea, che potrebbe portare soldi e ricerca per meglio proteggere gli animali domestici e favorire la convivenza tra allevatori e predatori. Il provvedimento all’esame della Commissione rischia però di farci perdere anche questi finanziamenti.

Cercare di far credere che si può gestire questo problema ignorando le leggi italiane e europee a tutela della biodiversità – in quanto il lupo è animale al vertice della catena alimentare – è incoerente e demagogico, tanto che il disegno di legge stesso parla di parere preventivo dell’ISPRA – Istituto nazionale per la ricerca e la protezione dell’ambiente – che mai consentirebbe a una procedura illegale come l’abbattimento.

Si lasci quindi perdere anche il paventato rischio di danni al patrimonio idrico della regione – ben sappiamo che i principali attentatori alle nostre acque di gambe ne hanno solo due e non quattro! – e si intensifichi il lavoro per aiutare gli allevatori, sollevandoli dai problemi burocratici, fornendo aiuti economici per proteggere gli animali e velocizzando le pratiche di rimborso in caso di perdita di capi.

DISCARICA DI POMPIOD CITTADINI INFORMATI E CIVILI METTONO ALLE STRETTE UNA POLITICA BALBETTANTE DOVE VA LA GESTIONE DEL TERRITORIO?

La vicenda della discarica di Pompiod per rifiuti “speciali inerti” (secondo l’ambigua definizione coniata dagli uffici regionali), ha segnato una significativa tappa lo scorso 23 luglio, alla biblioteca di Aymavilles, con l’incontro tra la popolazione e la Regione, promesso dall’assessore Chatrian a seguito di un’interpellanza in Consiglio Regionale.

L’incontro, molto partecipato e civile, ha evidenziato l’accresciuta sensibilità ambientale e la preparazione dei cittadini, a fronte delle incertezza delle Amministrazioni (regionale e comunale) che non paiono, al momento, in grado di recepirne le mutate esigenze, né tantomeno di rispondere a precise domande sul futuro della gestione del territorio.

Il Comitato per la Tutela di Pompiod, promotore di una articolata petizione popolare che, ha annunciato l’assessore Chatrian, sta per iniziare l’iter nella competente Commissione del Consiglio regionale, ha posto innanzitutto la questione cardine del problema: l’impianto, autorizzato come discarica per inerti, accetta in realtà rifiuti speciali non pericolosi, concedendo oltretutto le massime deroghe consentite dalla legge sulla concentrazione di inquinanti nel materiale conferito! Una situazione che imporrebbe di adottare criteri di costruzione, di gestione e di sorveglianza più stringenti di quelli previsti, appunto, per una discarica per rifiuti speciali. Ceneri provenienti da termovalorizzatori, rifiuti vari di fonderia come le scorie di fusione, ecc., non possono certo essere assimilati a terre e rocce da scavo.

Non convince, anzi inquieta, l’ostinazione della Dirigente regionale responsabile, dott.ssa Mancuso, a definire inerte il materiale stoccato a Pompiod: se così fosse, sarebbe difficile comprendere come mai aziende molto distanti dalla Valle d’Aosta vengono a conferire qui, affrontando anche notevoli spese per il trasferimento del materiale. Forse che, per esempio, tra Firenze ed Aymavilles non esistono impianti che accettano inerti?

Legambiente Valle d’Aosta condivide i timori dei cittadini e sostiene il lavoro del Comitato che ha dimostrato grande preparazione e informazione, riuscendo a sollevare anche un altro tema rilevante: la questione dei controlli. Sia i rappresentanti del Corpo Forestale regionale sia la Dirigente competente hanno dichiarato che ne sono stati eseguiti molti. Ma, chiediamo noi, il piano di sorveglianza previsto dalla Deliberazione di Giunta Regionale 909/2016, che ha autorizzato l’impianto, viene applicato? Esso prevede una serie ben precisa di analisi: in particolare ogni 3 mesi quelli sulle acque sotterranee e sul percolato, cui si aggiunge un controllo annuale più articolato di questi aspetti, e poi una relazione annuale sui volumi e le tipologie di rifiuti stoccati. E questi dati devono essere pubblici, ai sensi del Decreto Legislativo 19 agosto 2005 n.195, che prevede la pubblicità di tutti i dati ambientali inerenti attività potenzialmente dannose per l’ambiente. Sul punto l’assessore si è impegnato in senso positivo, prospettando però tempi non immediati per la necessità di adeguamenti tecnici del sito regionale.

Il discorso va ricondotto, a nostro avviso, ad una linea di condotta generale. E’ tempo che la nostra Regione si adegui finalmente alle norme che prevedono la trasparenza sui dati ambientali! Tutti i monitoraggi di aziende e attività economiche potenzialmente inquinanti vanno pubblicati al più presto. Chiediamo però tempi certi, che vengano annunciati e rispettati e che al Piano di sorveglianza di Pompiod vengano aggiunti controlli sulla qualità dell’aria e le polveri.

Ma soprattutto, chiediamo, insieme ai cittadini, che l’Amministrazione regionale, di concerto con i Comuni, ritorni a programmare la gestione del territorio che deve essere pensata a beneficio delle comunità locali.

Riconosciamo all’assessore Chatrian la disponibilità ad accogliere una rappresentanza del Comitato ad un tavolo di sorveglianza dell’impianto, ma occorre un passo ulteriore: le domande più significative della serata sono infatti cadute nel vuoto. A più riprese è stato chiesto quale beneficio la comunità valdostana trae dall’ospitare questi impianti e se, visto l’avvio dell’enorme discarica di Issogne, anch’essa per rifiuti speciali, vi sia l’intenzione di disseminare il nostro territorio di impianti di questo tipo, provocando gravi danni, oltre che all’ambiente, all’economia turistica e agricola.

Domande a cui è seguito il silenzio.

Un silenzio che deve finire, perché non tutto ciò che è lecito e può essere fatto ha una ricaduta positiva sul territorio.

La politica deve scegliere da che parte stare, e farlo ascoltando i cittadini.

Legambiente sostiene la petizione del comitato “la valle non e’ una discarica”.Firma anche tu!

A questo link è possibile firmare la petizione promossa dal Comitato “La Valle non è una discarica”, contro l’apertura di un impianto per rifiuti industriali ad Issogne.

https://www.change.org/p/abitanti-valle-d-aosta-stop-allo-smaltimento-di-rifiuti-industriali-in-discariche-per-inerti-47ad8172-4873-4862-8692-56b5f85648c2?recruiter=975674944&utm_source=share_petition&utm_medium=facebook&utm_campaign=share_petition&recruited_by_id=5b734dc0-9728-11e9-9ff8-314d62878a36&utm_content=starter_fb_share_content_it-it%3Av5

Invitiamo tutti i cittadini a firmare, per dare un segnale forte di appoggio, e per proteggere il nostro territorio. Ci sono 22 cave di inerti, che in futuro potrebbero essere impiegate come discariche.

Invitiamo anche tutti a partecipare al prossimo incontro pubblico, lunedì 11 novembre prossimo a Donnas,alle ore 20.30 presso l’Oratorio.