Archivi categoria: azioni di salvaguardia

Rifiuti inerti (pericolosi?) a Pompiod

Pubblichiamo la segnalazione inviata ai sindaci di Aymavilles e Jovençan, alla Forestale e per conoscenza agli organi di stampa

Da un po’ di mesi gli abitanti di Aymavilles ci comunicano di osservare con preoccupazione un gran via vai di camion verso la discarica di Pompiod e si chiedono quali rifiuti vengano interrati e da dove provengano.

Come Legambiente, da sempre attenti ai problemi dei rifiuti e delle discariche, abbiamo cercato di avere informazioni in proposito ma ci è stato negato l’accesso agli atti del relativo progetto da parte della responsabile della struttura “Attività Estrattive, Rifiuti e Tutela delle Acque”, in quanto sostiene che non siamo ritenuti abilitati a fare delle verifiche.

Chiediamo pertanto ai soggetti istituzionalmente preposti a tali controlli di voler verificare l’utilizzo della discarica e di voler rendere pubbliche alcune informazioni che riteniamo essenziali per la tranquillità dei cittadini in relazione alla tutela della propria salute.

In particolare: di quali rifiuti si tratta, in quale quantità e per quale periodo di tempo saranno sversati, da quale luogo provengono e da quale tipo di lavorazioni?

Inoltre chiediamo di verificare se le condizioni della discarica, che sembrerebbe ricavata in un luogo in cui erano presenti antiche risorgive, siano tali da escludere qualsiasi pericolo di contaminazione delle falde.

Si ringrazia per l’attenzione.

Legambiente Valle d’Aosta

Sul lupo non si faccia campagna elettorale ! Inaccettabile e controproducente nei fatti la proposta di abbattimenti

 

Il 10 maggio 2017, le Associazioni Legambiente VDA, ARCI e Valle Virtuosa avevano incontrato l’Assessore all’agricoltura Laurent Viérin.

Le associazioni avevano chiesto:

una rapida approvazione, da parte della Conferenza Stato Regioni, del piano di gestione del lupo;

avviare un programma di censimento in Valle d’Aosta;

garantire congrui e rapidi risarcimenti agli allevatori danneggiati.

L’allora Assessore Viérin si era impegnato a sostenere politiche di prevenzione, escludendo invece la misura dell’abbattimento, e aveva promesso di rivedere le associazioni per promuovere un confronto costruttivo nell’interesse della comunità valdostana.

Oggi, ci sarebbero quindi tutte le condizioni per mantenere la parola data, e invece assistiamo ad una vergognosa farsa elettorale.

L’Assessore Nogara, senza nessun confronto con le associazioni, e facendo finta di ignorare le leggi di protezione internazionali, promette di ottenere dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) l’autorizzazione al controllo del lupo attraverso l’abbattimento.

Una misura inutile: in Valle ci sono, forse, solo 20 esemplari e qualsiasi esperto in materia sa che il nomadismo del lupo, che va dove c’è da mangiare, riporterebbe in breve tempo altri esemplari nei territori dove intervenissero abbattimenti.

Chiediamo agli allevatori se, per risollevare il settore, sia più importante intervenire sulla preoccupazione del lupo oppure abbattere i ritardi nei pagamenti dei contributi, la burocrazia ormai insopportabile o le logiche dei prezzi imposti dalle lobby dell’agro-alimentare. Non hanno l’impressione che il lupo stia diventando il parafulmini di tutti i problemi, cioè il capro espiatorio su cui convogliare tutte le loro attenzioni?

Nel ricordare al Presidente Viérin le promesse che aveva fatto nemmeno un anno fa, ribadiamo la nostra disponibilità ad un confronto pubblico, purché su basi scientifiche.

LegambienteVda, Arci Vda, ValleVirtuosa

 

LETTERA APERTA ALL’ASSESSORE VIERIN :SOSPENDETE LA CACCIA ALLA PERNICE BIANCA E ALLA LEPRE VARIABILE!

All’assessore regionale all’agricoltura e alle risorse naturali Laurent Vieri

Lettera aperta

Ormai i cambiamenti climatici e i loro effetti, in particolare sul ritiro dei ghiacciai, sono sotto gli occhi di tutti i valdostani. In questo contesto, la biodiversità minacciata è sia vegetale che animale.

Non possiamo quindi fare a meno di notare che sulle nostre montagne sopravvivono due specie animali che, a tutti gli effetti, possono definirsi dei “reliquati artici”. Si tratta cioè di animali rimasti isolati “sull’isola alpina” dopo l’ultima glaciazione: a distanza di migliaia di anni (e a migliaia di chilometri dalle più numerose popolazioni dell’artico), la pernice bianca e la lepre bianca sulle Alpi sono in una situazione oggettiva di perdita del proprio habitat e quindi in progressivo avvicinamento all’estinzione.

A pochi giorni dalla riapertura della stagione di caccia, urge una riflessione sull’opportunità di continuare a “prelevare” capi di queste specie. A tal proposito ricordiamo che lo scorso anno sono state abbattute 12 pernici bianche e 9 lepri bianche: numeri molto bassi, a fronte di popolazioni assai ridotte che nemmeno hanno permesso di raggiungere i tetti cacciabili concessi.

Altri paesi dell’arco alpino hanno negli ultimi anni preso posizione al riguardo, limitando o revocando in certi casi la caccia nei confronti di lepri e pernici bianche. Chiediamo alle nostre istituzioni di fare lo stesso, invitandole al contempo, come richiesto nei mesi scorsi dall’Associazione Amici del Parco Nazionale del Gran Paradiso, ad avviare studi scientifici su animali così caratterizzanti le nostre specificità geografiche.

“Assessore Vierin – a lui rivolge questo appello Denis Buttol, presidente di Legambiente Valle d’Aosta – possiamo contare sul Suo impegno per salvare questi pochi batuffoli di pelo e piuma che a fatica resistono sulle nostre montagne?”

Aosta, 28 settembre 2017

 

CAROVANA DELLE ALPI 2017 : BANDIERA NERA AL COMUNE DI LA THUILE

La memoria storica ed il turismo sostenibile sono entrambe essenziali per le nostre comunità, ma non sempre gli amministratori lo comprendono.Pubblichiamo il testo integrale della Bandiera Nera al Comune di La Thuile.  Maggiori info sul Campo di internamento di Porta Littoria questo link http://www.campifascisti.it/scheda_campo.php?id_campo=329

BANDIERA NERA

A CHI: Amministrazione Comunale di La Thuile

MOTIVAZIONE: Progetto di abbattimento di tutti gli edifici del villaggio minatori detto anche villaggio Padre Kolbe, in località Pera Carà, unica testimonianza di campo di prigionia fascista in Valle d’Aosta (Campo P.G. N. 101, Porta Littoria) e punto di interesse per un percorso di turismo minerario.

Nel territorio comunale di La Thuile, in una pineta ai margini dell’abitato, è situato un insieme di modesti edifici che ha ospitato nel tempo i minatori impiegati nell’estrazione del carbone delle locali miniere e, nel 1942, 250 prigionieri, 131 serbi, 113 montenegrini e 6 italiani, utilizzati anch’essi nel lavoro estrattivo. Il Campo P.G. N. 101, Porta Littoria, è l’unica testimonianza di campo di prigionia fascista della Valle d’Aosta.

Delle miniere di carbone, che hanno segnato in modo significativo la vita economica del paese, non restano molte testimonianze, ma esiste un percorso illustrato da appositi cartelli esplicativi che ne indica caratteristiche e localizzazione. Un piccolo museo collocato nell’ex villaggio minatori costituirebbe dunque l’ideale completamento del percorso di visita.

Nell’Iter di approvazione della variante sostanziale del PRGC, che destinava l’area in questione ad attività artigianali, era previsto appunto di conservare uno degli edifici del campo per collocarvi le testimonianze dei diversi utilizzi del villaggio.

Purtroppo, una successiva variante del Piano Regolatore Comunale – 07/11/2016 (P.U.D. della Zona D1 sottozona 4 (di riserva) – ha cancellato questa ipotesi di salvaguardia almeno parziale della memoria.

Si è dunque progettata la totale cancellazione di una testimonianza unica della memoria storica del comune di La Thuile e, per quanto riguarda il campo di prigionia, dell’intera regione Valle d’Aosta.

L’esistenza del campo è testimoniata sia dalla licenza edilizia del 1941 sia dagli studi del professor Paolo Sibilla dell’Università di Torino e di Genova. L’abbattimento si configurerebbe dunque anche come violazione di quanto stabilito dal Codice dei beni Culturali e del paesaggio (D. Lgs n. 42 del 2004) in particolare degli art. 10 e 54 che tutelano le emergenze di valore storico ed etno-antropologico.

Andrebbe infine approfondito lo studio di ulteriori tracce testimoniali indicanti la presenza sul sito, nel corso della prima guerra mondiale, di prigionieri di guerra austriaci destinati anch’essi al lavoro in miniera, presenza che renderebbe il villaggio segno tangibile della storia di un intero secolo.

Sia l’aspetto relativo alla testimonianza storica sia il valore culturale e turistico del sito impegnano Legambiente alla sua difesa.

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CAROVANA DELLE ALPI 2017 : BANDIERA NERA A MONTEROSA S.P.A.

Accanto agli esempi virtuosi, esistono ancora gli esempi negativi. Noi li chiamiamo, da sempre, i “pirati della montagna”. Quest’annno in Valle d’Aosta sono due. Pubblichiamo integralmente il testo della Bandiera Nera alla Società Monterosa S.P.A

BANDIERA NERA

A CHI: Monterosa S.p.A.

MOTIVAZIONE: progetto di realizzazione di una pista da sci di discesa nel Vallone di Indren (Gressoney), spacciandola quale miglioramento di un percorso fuoripista.

La nuova gestione della Monterosa S.p.A., la società che gestisce gli impianti di risalita e funiviari nelle valli di Ayas e Gressoney, pur nell’intento lodevole di far quadrare i conti, cerca di operare nell’ombra, di aggirare le normative e di evitare il confronto pubblico, perseguendo progetti di fortissimo impatto sul territorio e sull’ambiente.

Esemplare è il caso del progetto di realizzazione di una nuova pista da sci di discesa, dalla stazione di arrivo della funivia di Punta Indren (3.275 m.) al Gabiet (2.328 m.), con un tracciato che interverrebbe in modo irreversibile nel vallone dell’Indren, oggi apprezzato per la sua naturalità e meta di flussi crescenti di turisti e visitatori sia in estate sia in inverno.

Una decina di anni fa, la Funifor di Indren, della portata oraria di 2480 persone, fu finanziata interamente dalla Regione Valle d’Aosta (costo di allora ca. 18 milioni di euro) e fu inaugurata il 27 dicembre 2009, con la società Monterosa SpA euforica che annunciava come gli appassionati potessero “raggiungere il paradiso di neve fresca nel cuore del Monte Rosa, perla selvaggia del Monterosa Ski“.

Ora, invece, ci si accorge che l’impianto fu del tutto sovradimensionato e spropositato, che – come previsto fin da allora dai più – è fortemente in perdita, ci si scorda della “perla selvaggia” e si cerca maldestramente di correre ai ripari realizzando una vera e propria pista da sci, in quanto l’afflusso di sciatori dediti al fuoripista non è sufficiente a rendere l’impianto sostenibile sul piano economico.

E così, a gennaio 2017, la società Monterosa SpA deposita presso la Regione Valle d’Aosta un progetto dal titolo “Interventi di miglioramento del tracciato sciabile Indren – Gabiet”.

Si tratta in realtà della realizzazione di una nuova pista da sci di discesa dello sviluppo di 5 Km, di cui 2 km in area del tutto estranea al percorso segnalato di fuoripista, in un contesto ambientale assai delicato in alta quota, il cui habitat è fortemente vulnerabile ad ogni opera di modellamento del terreno.Sono previsti lavori imponenti:sbancamenti per 41.000 mc di materiali e realizzazione di scogliere di sostegno in malta e pietra, di notevoli dimensioni.

Con la complicità di alcuni professionisti locali tutti gli elaborati sono finalizzati a mostrare che gli impatti sono minimi, addirittura a vantare presunti vantaggi. Si tenta in questo modo di evitare che l’intervento sia assoggettato a Valutazione di Impatto Ambientale, spacciandolo per un semplice miglioramento del tracciato sciabile esistente!

L’operazione, però, non riesce: CAI Valle d’Aosta, Mountainwilderness Italia, Legambiente Valle d’Aosta e i gestori del Rifugio Orestes Hütte – situato proprio nel vallone di Indren – presentano osservazioni fortemente critiche al progetto. Si scatena anche una discussione sui media locali.

La Struttura regionale valutazione ambientale e tutela qualità dell’aria decide, nel mese di aprile 2017 l’ammissibilità del progetto alla procedura di Valutazione d’Impatto Ambientale.

A questo punto, non potendo più nascondere le reali intenzioni, Monterosa SpA è venuta alla scoperto, dichiarando che la nuova pista è necessaria, ma lo fa sulla base di dichiarazioni contraddittorie e, ancora una volta, infondate.

Si afferma che la nuova pista, spingendosi oltre i 3.000 metri, consentirà lo sci anche in autunno. Non è così, perché essa collega Indren (3.270 m) con il Gabiet, a 2300 m., una quota non certo adatta a questo scopo! Insomma, con una serie di giustificazioni fuorvianti si cerca di legittimare l’ennesimo tentativo di scempio che andrebbe ad intaccare addirittura un intero versante.

Se si vuole rendere sostenibile un impianto che, a nostro avviso, non avrebbe dovuto essere realizzato, esistono altre possibilità, come, ad esempio, la valorizzazione estiva dell’antistante sito minerario dismesso, o la creazione di un punto di ristoro nella stazione di arrivo di Punta Indren. Proposte semplici, meno costose ma più rispettose di un ambiente montano sempre più sotto attacco. Per salvare il turismo in alta quota non servono nuove infrastrutturazioni, ma idee innovative, capaci di attirare visitatori attratti dalle bellezze incontaminate delle nostre montagne.

Ora, se Monterosa SpA sceglierà di proseguire l’iter autorizzativo, il progetto dovrà affrontare la Valutazione di Impatto Ambientale. Legambiente continuerà ad opporsi.