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LETTERA APERTA ALL’ASSESSORE VIERIN :SOSPENDETE LA CACCIA ALLA PERNICE BIANCA E ALLA LEPRE VARIABILE!

All’assessore regionale all’agricoltura e alle risorse naturali Laurent Vieri

Lettera aperta

Ormai i cambiamenti climatici e i loro effetti, in particolare sul ritiro dei ghiacciai, sono sotto gli occhi di tutti i valdostani. In questo contesto, la biodiversità minacciata è sia vegetale che animale.

Non possiamo quindi fare a meno di notare che sulle nostre montagne sopravvivono due specie animali che, a tutti gli effetti, possono definirsi dei “reliquati artici”. Si tratta cioè di animali rimasti isolati “sull’isola alpina” dopo l’ultima glaciazione: a distanza di migliaia di anni (e a migliaia di chilometri dalle più numerose popolazioni dell’artico), la pernice bianca e la lepre bianca sulle Alpi sono in una situazione oggettiva di perdita del proprio habitat e quindi in progressivo avvicinamento all’estinzione.

A pochi giorni dalla riapertura della stagione di caccia, urge una riflessione sull’opportunità di continuare a “prelevare” capi di queste specie. A tal proposito ricordiamo che lo scorso anno sono state abbattute 12 pernici bianche e 9 lepri bianche: numeri molto bassi, a fronte di popolazioni assai ridotte che nemmeno hanno permesso di raggiungere i tetti cacciabili concessi.

Altri paesi dell’arco alpino hanno negli ultimi anni preso posizione al riguardo, limitando o revocando in certi casi la caccia nei confronti di lepri e pernici bianche. Chiediamo alle nostre istituzioni di fare lo stesso, invitandole al contempo, come richiesto nei mesi scorsi dall’Associazione Amici del Parco Nazionale del Gran Paradiso, ad avviare studi scientifici su animali così caratterizzanti le nostre specificità geografiche.

“Assessore Vierin – a lui rivolge questo appello Denis Buttol, presidente di Legambiente Valle d’Aosta – possiamo contare sul Suo impegno per salvare questi pochi batuffoli di pelo e piuma che a fatica resistono sulle nostre montagne?”

Aosta, 28 settembre 2017

 

LUPO : LE ASSOCIAZIONI INCONTRANO L’ASSESSORE VIERIN

 

Pubblichiamo il comunicato stampa congiunto delle Associazioni Legambiente VDA, ARCI e Valle Virtuosa, a margine dell’incontro avvenuto il 10 maggio scorso.

Mercoledì 10 maggio, Legambiente, ARCI e Valle Virtuosa hanno incontrato l’assessore all’agricoltura Laurent Vierin.

Alla presenza dei competenti dirigenti regionali, Jeanne Cheillon, Denis Buttol e Alexandre Glarey – a nome delle associazioni valdostane attive nella campagna nazionale a difesa del lupo – hanno richiesto alla Regione di:

sollecitare una rapida approvazione, da parte della Conferenza Stato Regioni, del piano di gestione del lupo, prevedendo lo stralcio della misura dell’abbattimento;

avviare un programma di censimento in Valle d’Aosta;

garantire congrui e rapidi risarcimenti agli allevatori danneggiati, attraverso il finanziamento dell’apposita legge regionale.

L’Assessore si è impegnato a sostenere politiche di prevenzione, escludendo invece la misura dell’abbattimento.

Ci siamo lasciati con l’intenzione di rivederci, per verificare il rispetto dei reciprochi impegni assunti e per promuovere un confronto costruttivo nell’interesse della comunità valdostana e, naturalmente, del lupo !

Legambiente VdA

Valle Virtuosa

ARCI/ Espace Populaire

ABBATTIMENTO DEL LUPO : PROVVEDIMENTO INUTILE E DANNOSO, LA VDA VOTI CONTRO!

Comunicato congiunto LegambienteVda e ArciVda/EspacePopulaire

Il 2 febbraio, il ministro dell’Ambiente e i rappresentanti delle Giunte regionali dovranno votare il “Piano per la conservazione del lupo”.
Tra le 22 misure proposte dal ministro Gian Luca Galletti per favorire la convivenza fra lupi e attività agricole, vi è la possibilità di abbattimento di un massimo del 5% degli esemplari presenti in Italia.

A tutt’oggi sono pochi, circa 2000, i lupi presenti sul territorio italiano, in grandissima parte sugli Appennini.

Il provvedimento è quindi assolutamente inutile e addirittura controproducente: è infatti noto a tutti gli esperti che il nomadismo a larghissimo raggio dei lupi, che vanno dove c’è da mangiare, riporterebbe in breve tempo altri esemplari nei territori dove intervenissero abbattimenti. La misura, ove adottata impropriamente, magari su spinte emotive, rischia dunque di creare disequilibri e depotenziare le altre misure veramente utili a gestire correttamente il fenomeno.

Al centro di una efficace politica di tutela degli agricoltori occorre mettere la sburocratizzazione delle pratiche di indennizzo per i danni subiti e il contrasto alla presenza, ben più inquietante e corposa, dei circa 800 mila randagi inselvatichiti che, a differenza del lupo, non temono l’uomo.

Resta poi, di fondo, il problema della dimensione delle greggi e della loro redditività fondata sui contributi e non sul valore della lana, del latte o della carne resi irrisori dalle politiche di globalizzazione.

Per tutte queste ragioni invitiamo il rappresentante della Valle d’Aosta a mettere in discussione e contrastare, in sede di votazione del Piano, questo provvedimento inutile e potenzialmente dannoso.

Aosta, 27 gennaio 2017

Legambiente Vda 3313107463

Arci Vda/Espace Populaire 3204352548

 

 

Povero Lupo!

Il ritorno del Lupo nelle Alpi non poteva che destare sentimenti contrastanti. Un conflitto tra opposti sensi, anche con tracce arcaiche. Spesso, più di quanto non si possa immaginare ritorna la rappresentazione del lupo come belva. Un’interpretazione insopportabile per una naturalista per di più ambientalista (sic!), pur tuttavia degna di attenzione dal punto di vista socioeconomico e antropologico. Anzi da indagare e conoscere soprattutto se si ha l’ambizione di smantellare quei luoghi comuni duri a morire e, al contempo, disvelare i reali problemi dei montanari.

A parlare di “lupo mannaro” inteso come antropofago, a volte ci si mettono anche persone con una certa cultura e perciò consapevoli delle proprie affermazioni. In casi come questi diventa difficile non pensar male, tanto paiono lontani da un approccio razionale e scientifico o semplicemente da una normale capacità di analisi di fenomeni e fatti. Allo stesso modo fa meraviglia la confusione tra fatti e commenti, mescolanze che non aiutano a distinguere una narrazione fantasiosa da ciò che è realmente accaduto, perciò documentato e quindi dimostrabile. Un conto è recuperare i racconti, le leggende, le storie del passato per darne un’interpretazione socio-antropologica. Sempre utile ed interessante per capire l’animo umano e la società, così come ci hanno insegnato Adorno e De Martino con i fondamenti dell’antropologia culturale.

Diverso è insistere su stereotipi e luoghi comuni per alimentare fantasmi e paure, improponibili nel moderno Piemonte del terzo millennio. Non è assolutamente vero che il lupo attacca gli esseri umani addirittura al pari delle pecore. Il lupo è così timido e riservato da tenersi ben lontano dalla nostra specie. E’ un miracolo vederlo. Con questo modo di pensare si continua a considerare pericoloso per gli umani un animale come il lupo, sebbene in questi anni non ci sia mai stato nelle Alpi nessun caso di attacco alle persone.

Una valutazione difficile da accettare visto che quotidianamente conviviamo con rischi sia in casa che all’aperto, tanto enormi quanto incompresi. Percepire la giusta dimensione del rischio e convincere gli altri a farlo, credo sia un impegno minimo per un paese civile. Il lupo non è né buono né cattivo, è un animale come un altro. Probabilmente se lo si conoscesse un po’ di più e si studiassero i dati che abbiamo a disposizione (Progetto Lupo Regione Piemonte), si eviterebbero tante sciocchezze. A partire dal 1999 il numero di branchi di lupo presenti sul territorio regionale è aumentato e di conseguenza è cresciuto anche il numero di attacchi al bestiame domestico, pur non in maniera proporzionale.

Esiste una scienza che ci aiuta a conoscere il comportamento degli animali: l’etologia. A questa dovremmo affidarci quando vogliamo seriamente parlare di animali, siano essi lupi o cani domestici o quant’altro del regno animale. A partire dalle conoscenze scientifiche dovremmo iniziare a costruire una seria strategia per rendere possibile una convivenza con il ritorno del lupo. Anche se modesto, è innegabile il pericolo per le greggi, e su questo rischio occorre intervenire. Allo stresso modo occorre comprendere il forte patimento dei pastori “onesti” colpiti. Non capire la sofferenza per un gregge distrutto è da sconsiderati, ma la risposta deve essere “di testa”, non “di pancia”.

Occorre intervenire rafforzando quei progetti utili ad affrontare i reali problemi dovuti al ritorno del lupo nei pascoli montani. Progetti che realizzino monitoraggi continui sul territorio regionale, sui danni verso gli animali domestici. Sono da sostenere le attività di prevenzione, gestione, con team di veterinari come supporto agli allevatori, insieme a strumenti normativi per un rapido rimborso dei danni subiti. Non ultimi i premi per gli allevatori virtuosi che gestiscono il pascolo con buone pratiche. Attività come queste sono contemplate nell’ottimo progetto del Parco Regionale delle Alpi Marittime, che la Regione Piemonte, con poca lungimiranza, ha pensato di troncare interrompendo i finanziamenti dal 1° gennaio 2012. Un altro progetto importante, per dimensioni e per risultati è il Life Wolfnet, promosso dai parchi dell’Appennino insieme a Legambiente. Due esempi da seguire e sostenere se si vuole effettivamente il bene della montagna e dei montanari. In ultimo non va dimenticato che, laddove c’è la capacità di reggere la sfida della convivenza con il lupo, possono sorgere nuove e forti opportunità economiche. Un territorio che tra le sue offerte turistiche sa anche offrire e comunicare la possibilità di incontri con animali selvatici così affascinanti come il lupo, non può che trarne giovamento. La dimostrazione concreta è il bellissimo centro faunistico Uomini e Lupi di Entracque che in due anni di attività ha registrato più di 40 mila visitatori. Una potenzialità economica in più per il territorio montano, sarebbe sciocco disdegnarla in un periodo di crisi come questo.

Dieci anni con le aquile reali

Ci vuole molta pazienza per osservare le aquile reali. Più pazienza che per il normale bird-watching. Perché – racconta Francesco Framarin in questo suo libro uscito nel 2010 per Temi di Trento – “un’aquila, pur essendo un uccello che non tende affatto a nascondersi, può mostrarsi più elusiva di un pettirosso (…) e i suoi movimenti possono essere così ampi e rapidi da portarla facilmente fuori vista”. Con una singola planata essa può spostarsi di 8 km e più e anche se le sue dimensioni permettono di seguirla col binocolo a grande distanza, in montagna basta poco per perderla d’occhio. Del resto quella con la proverbiale vista acuta è lei, mentre chi l’osserva deve unire alla pazienza un buon binocolo e una certa conoscenza degli usi sia della specie sia dell’individuo o della coppia osservata.

Framarin, direttore per dieci anni del parco nazionale del Gran Paradiso, ha avuto modo di osservare questo magnifico rapace – la grande aquila più numerosa al mondo – in una delle sue zone di maggior densità: le Alpi occidentali.

L’Ottocento è stato un secolo tragico per tutta una serie di animali portati all’estinzione dalle persecuzioni umane: il lupo, l’orso, la lince e l’innocuo gipeto, creduto anch’esso un predatore. Solo l’aquila se l’è cavata ed ha resistito sulle Alpi fino a quando è stata dichiarata specie protetta. Ora si può affermare che le persecuzioni umane dirette sono ridotte al minimo, ma crescono quelle indirette dovute alla manomissione del territorio: strade, rifugi e linee elettriche ad alta quota, impianti e piste da sci, elicotteri etc.

Con il prezioso contributo delle testimonianze di altri osservatori e soprattutto di alcuni guardaparco, che hanno potuto cogliere comportamenti o episodi significativi di questo rapace (piuttosto infrequenti, quasi sempre rapidi e assai brevi, quindi difficili da vedere), l’autore ha indagato e illustrato molti aspetti della vita delle aquile reali: come volano, come segnalano e difendono il possesso del loro territorio, come si corteggiano, come e perché fanno più di un nido, quali sono i rapporti tra maschio e femmina durante la caccia o l’allevamento dei pulcini etc.

I molti “ho visto” (più spesso “ho veduto”) di questa narrazione trasmettono al lettore l’immediatezza dell’emozione dell’autore. Perché è chiaro che tanta pazienza e minuzia nell’osservazione è poi ripagata dal quello che si vede e ancor più da quello che si capisce sulle abitudini di questa regina dei cieli alpini.

Gli ultimi capitoli del libro, “Relazioni pericolose” e “Conflitti”, sono dedicati ai rapporti dell’aquila con le altre specie di uccelli, i rapaci in particolare. I più appassionanti sono quelli con il corvo imperiale. I due se le danno senza esclusione di colpi: talvolta l’aquila usa letteralmente i pugni, mentre il corvo sfrutta le sue doti di agilità per azioni di mobbing che finiscono per allontanare il grande rapace.