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PRELIEVI ILLECITI PROFITTI PER POCHI, DANNI PER TUTTI

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Alla luce del dibattito, svoltosi nei giorni scorsi in Consiglio Regionale, a proposito dello sforamento nei prelievi dell’acqua dai torrenti a scopo idroelettrico, Legambiente esprime la propria preoccupazione e quella dei valdostani circa una vicenda che da tempo penalizza la nostra regione del punto di vista ambientale e dal punto di vista economico.

Preso atto che gli impianti di sfruttamento delle acque ad uso idroelettrico sono superiori a 300 e riguardano, almeno in parte, tutti i corsi d’acqua della regione, e che sono in corso 63 contenziosi per il mancato rispetto del deflusso minimo vitale e per il superamento delle portate medie annue, risulta evidente l’entità del danno ambientale che è stato cagionato ai nostri fiumi e torrenti, e quindi al territorio in generale.

Allo stesso tempo rileviamo il danno economico che subiscono i valdostani, i quali oltretutto contribuiscono, tramite il pagamento delle bollette, all’arricchimento illecito di imprese così poco scrupolose.

Ricordiamo che le sanzioni, comminate ai sensi delle normative vigenti (che risalgono al 1933) a coloro che non hanno rispettato quanto stabilito dai disciplinari di concessione di derivazione, sono di una entità risibile in confronto ai profitti realizzati dagli stessi soggetti grazie agli incentivi verdi.

Chiediamo che la normativa regionale sulle sanzioni, che l’assessore Baccega annuncia di prossima emanazione, tenga in debito conto l’interesse dei valdostani e non vada ancora una volta a premiare coloro che sfruttano, anche in modo illecito, le nostre risorse per il proprio profitto.

 

NCENTIVI ALL’IDROELETTRICO : AZIENDE ED IMPIANTI CHE VIVONO SOLO SE OPERANO NELL’ILLEGALITA’?

Apprendiamo da un articolo su Gazzetta Matin di lunedì 5 settembre che le 6 imprese valdostane sotto procedimento di infrazione da parte del GSE (Gestore Servizi Energetici) per aver prelevato più acqua del dovuto da turbinare nelle loro centrali, si lamentano e preannunciano un loro probabile crack nel caso in cui siano obbligate a rendere i 10,2 milioni di euro percepiti indebitamente con i certificati verdi.

Va precisato che il GSE non ha richiesto la restituzione diretta delle somme illecitamente percepite, ma ha disposto il blocco parziale degli incentivi per i prossimi 4 anni. Si è quindi fatto carico delle eventuali difficoltà delle aziende, non chiedendo indietro i soldi ma limitandosi e non erogarne per il futuro, fino al recupero delle somme dovute.

Lamentarsi, e ricorrere al TAR e addirittura al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche, contro una soluzione tanto accomodante ci pare quantomeno eccessivo, anche perchè un eventuale accoglimento delle loro istanze creerebbe un precedente pericoloso, aprendo di fatto la strada ad un regime di sostanziale impunità, rendendo possibile prelevare dai torrenti e turbinare una quantità di acqua maggiore di quella concessa dagli Uffici regionali, e sulla quali le società pagano dei canoni..

Con buona pace di concetti come Minimo Deflusso Vitale, conservazione della vita ecologica dei corsi d’acqua e via dicendo.

Ma la protesta delle società ci fa sorgere un dubbio: per quale motivo la restituzione di quanto guadagnato turbinando acqua in eccesso rispetto alle concessioni metterebbe in gioco la stessa sopravvivenza delle società? Negli studi di impatto ambientale che abbiamo esaminato in questi anni tutto sembrava chiaro: il regime incentivante dei primi 15 anni di produzione di una qualunque centrale avrebbe prodotto guadagni notevoli, turbinando, ovviamente, la quantità d’acqua concessa dagli Uffici regionali. Anzi, in molti casi i proponenti prevedevano di recuperare gli investimenti fatti per i lavori in soli due anni!

Diventa per noi, ma crediamo per ogni cittadino che sappia fare due conti, difficile capire come mai il rimborso degli incentivi, aggiuntivi a quelli concordati e quindi illegittimamente percepiti, possa mandare in crisi queste società. Hanno sbagliato i conti iniziali, realizzando impianti che non sono economicamente sostenibili se rimangono nella legalità?

Questa è una ben triste vicenda, in cui i nostri torrenti sono spesso ridotti a rigagnoli e rischiano il degrado della vita biologica, i cittadini pagano attraverso una parte della bolletta gli incentivi ai produttori di energia elettrica, e i pochi chi in questi anni si sono arricchiti a scapito dell’ambiente non vogliono ammettere di aver sbagliato (oppure fatto i furbi?), restituendo il dovuto.

Auspichiamo che sia fatta chiarezza.

 

INCENTIVI STATALI ALLE FONTI ENERGETICHE RINNOVABILI : PERSA UN’OCCASIONE PER TUTELARE I TORRENTI

Il nostro Circolo da anni si batte contro l’eccessivo sfruttamento dei 236226765_41c127acc5_btorrenti a scopo idroelettrico.
La situazione è preoccupante su tutto l’arco alpino, e nel 2014 Legambiente nazionale ha aderito all’appello “per la salvaguardia dei Corsi d’acqua contro l’eccessivo sfruttamento idroelettrico”, promosso da una serie di comitati e associazioni locali, e condiviso dalle principali associazioni ambientaliste.
Una delle cause della proliferazione di impianti idroelettrici risiede nel regime di incentivazione statale, che li rende un investimento estremamente remunerativo per le società costruttrici solo grazie al surplus in bolletta elettrica pagato da tutti i cittadini.
I sottoscrittori dell’appello speravano che lo Stato andasse gradualmente a ridimensionare il sostegno economico, in particolare ai piccoli impianti che danneggiano l’ambiente producendo una quota irrisoria di energia. L’idroelettrico è infatti una energia rinnovabile “relativa”, nel senso che alla sua produzione, soprattutto nei piccoli impianti, corrisponde spesso la distruzione dei corrispondenti habitat fluviali. Purtroppo il testo varato dal Governo nei giorni scorsi delude queste attese.
In merito pubblichiamo il comunicato stampa del CIRF (Centro Italiano per la Riqualificazione Fluviale), che condividiamo e che contiene link interessanti per chi volesse approfondire il tema.

ALPE CORTLYS : SOSTIENI LA PETIZIONE ONLINE!

Continua la nostra battaglia per salvare l’Alpe Cortlys (Gressoney-la-Trinité). Sosteniamo con forza la petizione lanciata dal  “COMITATO PER LA SALVAGUARDIA E LA TUTELA DI CORTLYS”!

Firma anche tu a questo link:

https://secure.avaaz.org/it/petition/Al_Ministro_dellAmbiente_Salviamo_lanfiteatro_morenico_di_Cortlys_Gressoney/?launch

Leggi la lettera appello del Comitato, che riportiamo qui integralmente

Cari amici,

ci aiutate a salvare l’Alpe Cortlys, uno dei paesaggi più belli delle nostre Alpi, un ambiente fragile e maestoso che appartiene a tutti noi?Con lo scioglimento della neve, potrebbe essere definitivamente aperto il cantiere per la costruzione della centrale idroelettrica di Cortlys. Per un vantaggio economico privato la società The Power Company rischia di compromettere per sempre un bene ambientale e paesaggistico insostituibile.

 

 

I furbetti dell’idroelettrico non restino impuniti

PUBBLICHIAMO INTEGRALMENTE LA LETTERA CHE ABBIAMO INVIATO AL PRESIDENTE DELLA REGIONE VALLE D’AOSTA, ALL’ASSESSORE BACCEGA E AI MINISTRI GUIDI E GALLETTI.

Con la presente, la scrivente Associazione:

– Ricordato che, da oltre un anno, sono state avviate delle indagini nei confronti delle imprese che operano in valle d’Aosta nella produzione di energia idroelettrica, in quanto è stato verificato che molte di loro hanno prelevato per anni una quantità di acqua maggiore rispetto a quanto concessionato;

– considerato che il GSE (Gestore dei Servizi Energetici) e la Magistratura stanno provvedendo ad indagare e ad intervenire (ciascuno per le proprie competenze) sulla situazione di diffusa e persistente illegalità nel campo della produzione idroelettrica in Valle d’Aosta: superamenti nei limiti di potenza, prelievi maggiori rispetto a quanto concessionato, mancato rispetto del Deflusso Minimo Vitale (i prelievi illeciti hanno interessato 10 dei 14 impianti controllati, di cui uno addirittura sprovvisto di titolo concessorio), in forma prolungata e recidiva; nel frattempo, l’Ufficio delle Dogane di Aosta ha scoperto un’evasione di accisa milionaria;

– richiamato il dibattito svoltosi in Consiglio Regionale e, in particolare, il comunicato stampa del 9 marzo scorso con cui l’Assessore alle opere pubbliche e difesa del suolo, Mauro Baccega, dichiarava che “gli interessi della Regione sono già tutelati nella misura in cui sono stati recuperati i canoni ed i sovra canoni dovuti e sono state elevate le sanzioni previste per legge”, senza peraltro chiarire con quali modalità e in quale entità le stesse siano state applicate;

– considerato che la Regione è tenuta ad applicare, nei confronti delle imprese responsabili di illegalità, le sanzioni di cui al Regio Decreto n.1775 del 1933 e ricordato che con la Delibera di Giunta Regionale n. 1436 del 2015 era stato individuato, in applicazione del R.D., un impianto sanzionatorio molto dettagliato e complesso, che è stato però stralciato di recente (con DGR n.189/2016), per dar seguito ad una protesta di Assorinnovabili, associazione dei produttori;

– considerato che i canoni e sovra canoni applicati dalla Regione valle d’Aosta sono tra i più bassi in Italia e visto che le sanzioni, previste dal Regio Decreto, sono inadeguate ai tempi e all’enorme sviluppo conseguito dall’idroelettrico e che quindi, allo stato attuale, l’esiguità delle sanzioni rende convenienti le condotte illegali;

– visto che le imprese del settore, oltre a fare business ed arricchirsi con i certificati verdi, in molti casi abusano dei loro diritti e prelevano più acqua del dovuto, per aumentare illecitamente i loro profitti, con grave danno ambientale ed erariale a scapito di un bene comune come l’acqua pubblica,

conseguendo dei profitti illeciti anche milionari;

– considerato che i cittadini valdostani non solo vengono privati di una loro risorsa paesaggistica importante, quali sono i torrenti (impoveriti se non privati delle proprie acque), ma subiscono anche la beffa di finanziare lo scempio;

– avendo denunciato in passato la grave insufficienza dei controlli dell’amministrazione regionale sulla progettazione, realizzazione e gestione delle centrali idroelettriche;

chiede:

al Presidente della Regione, Augusto Rollandin:

di voler garantire che vengano adeguatamente sanzionate le imprese che per anni hanno utilizzato illecitamente le acque pubbliche della Regione, applicando le penalità previste dall’art.17 del Regio Decreto, che prevedono anche la revoca della concessione nei casi più gravi, e recuperando alle casse pubbliche il maltolto;

di voler rivedere le tariffe dei canoni e sovra canoni da applicarsi in relazione alle concessioni ad uso idroelettrico, al fine di colmare il divario fra i profitti delle imprese e le entrate pubbliche derivanti dalla produzione delle energie rinnovabili, al momento decisamente squilibrate in favore dei privati;

di voler individuare i siti non idonei all’installazione di impianti idroelettrici, così come previsto dal Decreto Legislativo n.387/2003, a tutela delle bellezze paesaggistiche e naturali;

al Ministro per lo Sviluppo Economico, Federica Guidi, di voler provvedere ad aggiornare le norme relative alle sanzioni nel campo delle concessioni idriche, tenuto conto che l’impianto sanzionatorio è vecchio e inadeguato ai tempi (Regio Decreto del 1933, mentre la contestazione di Assorinnovabili si fonda sul Regio Decreto n.1285 del 1920); norme che richiedono di essere adeguate alla situazione che si è venuta a creare con lo sviluppo enorme conseguito dal settore dell’idroelettrico, a seguito delle incentivazioni introdotte;

al Ministro per l’Ambiente, Gian Luca Galletti, di voler fornire alle Regioni delle indicazioni più incisive e vincolanti per quanto riguarda il rispetto dei corsi d’acqua e l’individuazione dei siti non idonei, così come previsto dal Codice per la Tutela del Paesaggio (D.Lgs.n.42/2004), dalla Costituzione, e dalla Direttiva 2000/60/CE. Chiediamo che siano maggiormente tutelati il paesaggio e la biodiversità e che la natura e il clima non abbiano a subire conseguenze dall’impoverimento delle acque superficiali e delle falde acquifere. Ricordiamo che tutelare il paesaggio e la natura, per una regione montana che vive di turismo, significa anche tutelare maggiormente gli interessi e le economie delle popolazioni interessate.