Carovana dei Ghiacciai 2022 il comunicato nazionale

Al via la terza edizione della campagna di Legambiente con la collaborazione del Comitato Glaciologico Italiano per monitorare la drammatica regressione dei ghiacciai a causa della crisi climatica 

Ghiacciai alpini si riducono a ritmo inimmaginabile, più di 200 già scomparsi 

Dal 17 agosto al 3 settembre, un viaggio in 5 tappe dalla Valle d’Aosta fino al Friuli-Venezia Giulia percorrendo tutto l’arco alpino: dai ghiacciai Miage e Pré de Bar a quelli del Monte Rosa, dal ghiacciaio dei Forni e di Montasio fino al ghiacciaio della Marmolada  

Ghiacciai fragili e sempre più a rischio per effetto della crisi climatica. Siccità, ondate di calore senza precedenti, temperature record e assenza di neve: tutte facce della stessa inarrestabile emergenza che minaccia lo stato di salute del nostro arco alpino. Infatti, a causa del riscaldamento globale, i ghiacciai alpini si stanno riducendo ad un ritmo inimmaginabile anche dagli esperti, più di 200 sono già scomparsi da fine Ottocento, lasciando il posto a detriti e rocce.  

Al via la terza edizione di Carovana dei Ghiacciai, la campagna itinerante promossa da Legambiente nell’ambito della campagna ChangeClimateChange, con la partnership scientifica del Comitato Glaciologico Italiano, con partner sostenitori Sammontana e FRoSTA e partner tecnico Ephoto. Un viaggio in cinque tappe, dal 17 agosto al 3 settembre, che monitorerà lo stato di salute di una decina di ghiacciai alpini, di questi gran parte già sotto la lente d’ingrandimento dell’edizione 2020 della campagna. Si partirà dai ghiacciai del Monte Bianco del Miage e Pré de Bar (Valle D’Aosta) dal 17 al 19 agosto, proseguendo poi con i ghiacciai del Monte Rosa di Indren (Piemonte) dal 20 al 22 agosto e ancora l’himalayano ghiacciaio dei Forni (Lombardia), dal 23 al 26 agosto; il ghiacciaio della Marmolada (Veneto –Trentino) dal 27 al 31 agosto e per finire con il ghiacciaio del Montasio (Friuli-Venezia Giulia) dal 1° al 3 settembre. In ogni tappa monitoraggi, escursioni, conferenze stampa, momenti di arte e musica dedicati ai ghiacciai, per riflettere su un futuro sostenibile delle nostre montagne e del pianeta, spingendo decisori politici verso scelte lungimiranti e le persone verso stili di vita più sobri. Ad essere coinvolti nella campagna testimonial d’eccezione come Enrico Camanni (scrittore, giornalista e alpinista), Steve Della Casa (critico cinematografico e direttore artistico), Tessa Gelisio (conduttrice televisiva, blogger e imprenditrice), Martin Mayes (musicista eclettico), Nives Meroi e Romano Benet (alpinisti) e Isabella Morlini (tre volte campionessa mondiale di racchette da neve).  

“A poco più di un mese dalla tragedia della Marmolada – dichiara Giorgio Zampetti, direttore nazionale Legambiente – torniamo a richiamare l’attenzione sull’emergenza climatica, ormai inarrestabile, che compromette lo stato di salute di tutto il nostro arco alpino. Incendi, siccità, ondate di calore, eventi estremi sempre più frequenti, temperature record: non c’è più tempo per le nostre montagne, che ci lanciano un SOS forte e chiaro. Con la terza edizione di Carovana dei ghiacciai vogliamo tornare a fornire dati ed elementi concreti per chiedere al governo italiano di spingere l’acceleratore per arrivare a emissioni di gas a effetto serra nette pari a zero nel 2040, in coerenza con l’Accordo di Parigi (COP 21), e di dotarsi di un piano di adattamento al clima per tutelare i territori e le comunità. A partire dalle aree più colpite, come le Alpi”. 

“Un viaggio di tre settimane – aggiunge Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi di Legambiente e coordinatrice della campagna – per raccontare in tempo reale non di un futuro probabile, ma della crisi climatica che oggi viviamo, di cui la montagna è la sentinella principale. L’impensabile emorragia dei ghiacciai a cui assistiamo non è che una spia, infatti, di fenomeni che si stanno verificando su scala molto più vasta e che richiedono soluzioni coraggiose. La decisione di ritornare su molti dei ghiacciai visitati due anni fa non è casuale: abbiamo seri motivi per credere che la situazione sia peggiorata al di là di ogni razionale previsione”. 

L’alta quota che cambia: Nelle Alpi le temperature stanno crescendo a una velocità doppia rispetto alla media globale. L’atmosfera, soprattutto al di sopra dei 3.500 metri di quota, è in totale disequilibrio: si pensi che, a fine luglio, lo zero termico è stato registrato da MeteoSvizzera sulle Alpi svizzere a 5184 metri. Un dato senza precedenti. In aggiunta gli effetti dell’inverno 2021/2022, estremamente mite e siccitoso in tutto l’arco alpino italiano (in molte aree si è superata la soglia dei 100 giorni senza pioggia). Senza contare che, la neve al suolo, negli ultimi dieci anni ha subito un costante decremento lasciando sempre più spazio ad aride sterpaglie; in primavera l’innevamento è stato prossimo ai minimi storici tanto che, molti nivometri, già a maggio sono arrivati a zero. Effetti destinati a segnare sempre più profondamente gli ecosistemi delicati di montagna, con ripercussioni importanti anche in pianura. 

“I dati scientifici indicano che il riscaldamento climatico sta producendo effetti ambientali sempre più rapidi ed evidenti nelle Alpi. – dichiara Marco Giardino, vicepresidente del Comitato Glaciologico Italiano – A soli 2 anni di distanza dalla prima edizione della Carovana, potremo verificare direttamente gli impressionanti cambiamenti nel frattempo avvenuti su alcuni ghiacciai-campione; il confronto con i preziosi dati storici che il Comitato Glaciologico Italiano raccoglie dal 1914 nelle campagne glaciologiche annuali ci permetterà di comprendere le modalità del cambiamento e di valutare quali siano le possibilità di risposta, in termini di mitigazione e adattamento”. 

Valle D’Aosta, la prima tappa: Il viaggio di Carovana dei Ghiacciai 2022 parte dai Ghiacciai del Miage e Pré de Bar (Monte Bianco), rispettivamente mercoledì 17 e giovedì 18 agosto. Due giornate dedicate all’escursione e osservazione delle morfologie glaciali e delle recenti variazioni ambientali, ma anche a riflessioni su cambiamenti climatici e bisogni di adattamento; nella prima giornata a cura di Walter Alberto, Marco Giardino (Comitato Glaciologico Italiano) e Edoardo Cremonese (Arpa Valle d’Aosta) e nella seconda giornata a cura di Philip Deline ed Elena Motta, Comitato Glaciologico Italiano. A seguire il solenne saluto al ghiacciaio, omaggio alla bellezza e al silenzioso lavoro e prezioso servizio che questi svolgono, nella prima giornata con l’autore Enrico Camanni e nella seconda con il Valerio Zanchetti, suonatore di cornamusa. La tappa si concluderà venerdì 19 agosto con la conferenza stampa ad Aosta presso l’Hôtel des Etats alle ore 10 (per la partecipazione si prega di iscriversi a questo link). 

In soccorso dei giganti bianchi: Fare di tutto per contrastare la crisi climatica è un dono che facciamo alle future generazioni, che erediteranno gli effetti delle nostre scelte. Per sostenere le attività di Legambiente sui cambiamenti climatici visita la pagina sostieni.legambiente.it/carovana-ghiacciai. Con un piccolo contributo sosterrai la campagna itinerante Carovana dei Ghiacciai, le attività dell’Osservatorio sull’impatto dei mutamenti climatici e le mobilitazioni contro la crisi climatica e i nemici del clima per ottenere cambiamenti concreti dalle istituzioni. 

CAROVANA DEI GHIACCIAI 2022: SI RIPARTE DALLA VALLE D’AOSTA! DUE GIORNI DI INIZIATIVE APERTE A TUTTI, ALLA SCOPERTA DEI NOSTRI GIGANTI FRAGILI

Riparte la Carovana dei Ghiacciai, la campagna agostana di Legambiente che ogni anno, in collaborazione con il Comitato Glaciologico Italiano, monitora lo stato di arretramento dei ghiacciai alpini e compie una importante opera di sensibilizzazione e divulgazione scientifica suil’importanza di questi giganti, ora minacciati dal cambiamento climatico. Invitiamo tutti a partecipare alla prima tappa della Carovana, che partirà dalla Valle d’Aosta, con l’osservazione del ghiacciaio del Miage in val Vény (17 agosto) e di quello del Pré de Bard in val Ferret.(18 agosto).

I percorsi non presentano difficoltà particolari, il pranzo è al sacco a carico dei partecipanti.

Le iniziative sono totalmente gratuite, e sufficiente iscriversi seguendo le indicazioni della locandina.

Clicca qui:

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QUALE STRATEGIA TURISTICA DIETRO ALLA STELLA DI PLATTA DI GREVON? OCCORRE UN DIBATTITO PUBBLICO ALLARGATO

E’ trascorso un mese dall’esito della procedura di Valutazione di Impatto Ambientale sul progetto di nuova telecabina che dovrebbe collegare, in 3 tronconi, la zona di arrivo dell’impianto che sale da Aosta alla Platta de Grevon.

E’ stata emessa una valutazione “positiva condizionata”, ossia un assenso generale al progetto, che deve però sottostare alle richieste di modifica, mitigazione degli impatti e gestione dei cantieri delineate dagli uffici regionali.

Abbiamo cercato di esaminare l’atto in modo approfondito, in particolare per capire quali fossero le condizioni dettate dal Comitato Tecnico per l’Ambiente che ha emesso il parere, per rendere il progetto compatibile con la tutela ambientale che la normativa italiana e comunitaria impongono.

Andiamo con ordine. Durante la fase di evidenza pubblica, in cui era possibile fare osservazioni, Legambiente ha riconosciuto la vocazione allo sci invernale di Pila e si è detta d’accordo sull’ammodernamento degli impianti: abbiamo però avanzato una proposta alternativa, chiedendo la rinuncia alla trasformazione in funivia della parte alta, quella che arriverebbe in vetta alla Platta de Grevon, e di conseguenza anche alla realizzazione della stazione di arrivo-ristorante a forma di stella alpina. Anche altre proposte alternative erano arrivate al tavolo degli uffici. Inoltre quasi tutte le strutture regionali coinvolte hanno sollevato perplessità articolate e richiesto approfondimenti alla società proponente.

La Pila SPA ha così integrato la documentazione, e su queste sia Legambiente sia altri soggetti avevano presentato ulteriori osservazioni riattivando l’iter di VIA.

Arriviamo quindi alla situazione attuale. Ora il parere positivo condizionato deve essere confermato con Deliberazione di Giunta: il problema è che il parere di VIA di condizioni ne detta assai poche, rimandando le questioni più spinose alle successive fasi progettuali, le quali, però, si svolgeranno nell’ambito del tavoli previsti nell’Accordo di Programma tra la Regione e la società funiviaria. Ossia, vale la pena sottolineare, in situazioni e contesti totalmente sottratti alla partecipazione dei cittadini.

Legambiente chiede una cosa semplice semplice: perché questa scelta?

Sono ormai anni che i progetti di collegamenti intervallivi e di impianti funiviari suscitano un vivace dibattito nella società valdostana. Di fronte al cambiamento climatico si confrontano due ipotesi: da un lato l’idea dell’amministrazione regionale e di una parte degli operatori turistici di mantenere il modello attuale di turismo invernale, orientato sullo sci alpino, innalzando la quota dei comprensori sciistici; dall’altro l’idea che sosteniamo da tempo ed è condivisa da molti cittadini ed operatori del settore, di cominciare da subito a lavorare ad un nuovo modello, che rinunci a nuovi grandi impianti, mantenga in servizio quelli esistenti ove possibile, e cominci a sviluppare nuove forme di turismo sostenibile invernale. Si tratta, quindi, effettivamente di un importante dibattito sul futuro turistico della montagna.

In questa situazione di grande fermento dialettico, ci pare particolarmente inappropriato sottrarre il progetto di Pila al pubblico dibattito, relegandolo a segrete stanze in cui nessuno, a parte i tecnici, potrà accedere. In particolare questo progetto, che prelude al collegamento funiviario con Cogne e implica scelte che condizioneranno il modello turistico e le finanze pubbliche per i prossimi decenni. Non dimentichiamo infatti che le società funiviarie usano in maggioranza capitale pubblico, e quindi soldi dei cittadini.

In conclusione, di fronte a scelte che l’Assessore Bertschy ha definito, qualche mese fa, di strategia generale, e di fronte ad una crisi climatica che ha fatto dire al Presidente Lavevaz che ci troviamo già oggi di fronte ad uno scenario che era atteso a metà del secolo, come si può pensare di progettare piste a 2700m. di quota da innevare artificialmente? Come garantire che le enormi quantità di acqua da impiegare non siano sottratte ad altri settori, per esempio all’agricoltura o all’uso potabile?

Il cambiamento climatico impone delle scelte anche sul modello turistico invernale. Sarebbe bene poterne discutere pubblicamente. Chiediamo quindi alla Giunta Regionale di riportare le scelte sul progetto di Pila alla luce del sole.

DEL DEFLUSSO MINIMO VITALE E DEL DEFLUSSO ECOLOGICO NEI TORRENTI DELLA VALLE D’AOSTA

OVVERO

QUANDO I POLITICI RACCONTANO LE FAVOLE DELLA BUONA NOTTE

LETTERA APERTA ALL’ASSESSORE REGIONALE CARLO MARZI.

Egregio Assessore,

il 23 giugno u.s. in Consiglio Regionale Lei rispondeva ad una interpellanza di PCP sui deflussi minimi vitali e sulla necessità di passare dal DMV al Deflusso Ecologico.

Stando alle sue affermazioni pare che il Deflusso Ecologico sia già applicato in VdA fin dal 2006 nonostante le normative europee ne prevedano l’introduzione entro il 31 dicembre 2021: siamo in anticipo sull’Europa di 15 anni! Peccato che non ci sia ancora alcuna legge regionale che ne regolamenti l’applicazione.

Sempre dalla sua risposta risulta che l’obbligo del rilascio del DMV sia stato esteso a tutti i concessionari idroelettrici fin dal 2006. Ci spiace smentire, ma proprio il PTA del 2006 ha esentato dall’obbligo del DMV tutte le centrali della CVA. Esenzione che è a tutt’oggi valida! Salvo che nel frattempo sono state attivate delle sperimentazioni (per 85 impianti stando ai suoi dati).

Conosciamo queste sperimentazioni. Sperimentazione è la parola magica che permette di non dover mai rendere conto di quello che si fa. Negli anni abbiamo seguito, ad esempio, la sperimentazione che interessa il torrente St Barthelemy: per anni abbiamo fotografato e segnalato in ogni stagione il torrente in secca nel tratto di attraversamento della Statale a Nus. Vede Assessore, nell’esempio del Saint Barthelemy la situazione che si nasconde dietro il termine “sperimentazione” è il fatto che sul torrente, già super utilizzato a scopo irriguo, negli ultimi anni si sono aggiunte ben 4 nuove centrali (oltre a quelle già presenti). Inoltre la cronica carenza di acqua, che ora si cammuffa dietro la parola “sperimentazione”, risale nel tempo ed è dovuta al fatto che le derivazioni irrigue che interessano la collina di Nus soffrono la concorrenza di un’altra derivazione che si situa a monte, alle origini del torrente. Una buona metà delle acque viene sottratta al torrente per servire, tramite una condotta in galleria, il comprensorio di Verrayes e viene utilizzata, nello specifico, dalla centralina di Joux Energie la cui titolarità risale all’imprenditore Alberto Arditi.

Di fatto si verifica nei confronti del torrente St. Barthelemy uno sfruttamento eccessivo, che è stato risolto con un facile intervento: “permettere ai concessionari di non rispettare il DMV”, cioè legalizzare l’illegalità e permettere che il torrente, che risulta nel PTA ricco di acque e a vocazione salmonicola, sia prosciugato per la maggior parte dell’anno e ormai privo di qualsiasi forma di vita.

Se, stando alle sue parole, sulla carta (ma dobbiamo ancora scoprire quale “carta”) la Valle d’Aosta ha definito delle “metodiche che non hanno eguali a livello nazionale”, dovrebbe forse convenire con noi sul fatto che nella realtà dei fatti il rispetto del DMV è per la VdA una chimera.

Eppure, anche su questo punto, Lei si ostina a ritenere che “i casi di non ottemperanza sono limitati” a dispetto di quanto emerso a questo proposito non meno di una settimana fa, sempre durante il dibattito in Consiglio regionale, sul mancato rispetto del DMV e sull’inadeguatezza delle sanzioni.

Quelle sanzioni emanate dalla Regione e rimaste in sospeso, quelle che a noi risultano da documenti ufficiali essere 163 al 2014, ma che qualche giornale con un titolo sensazionalistico ha fatto salire a 500.

E fra queste, quella sanzione da 20 euro che l’ing. Arditi (sempre lui) si è rifiutato di pagare, preferendo installare una telecamera non per garantire un costante DMV ma per riprendere (e poi denunciare) il personale della Forestale addetto ai controlli.

Parliamo di quello stesso Arditi che nei giorni scorsi ha invitato, presso la propria sede, tutti i Consiglieri regionali ad un incontro il prossimo 28 giugno, in quanto referente regionale di Assoidroelettrica, forse per “insegnare” ai tecnici come si controlla il DMV.

In definiva, assessore Marzi, vorremmo sapere come si fa, in questa situazione, a dire che “non vi è la necessità di predisporre un provvedimento normativo” e come si fa a minimizzare e a permettere che un numero sempre maggiore di torrenti sia destinato a fare la fine del Saint Barthelemy.

Se poi volesse spiegarci quali sono le prospettive future che Lei intende realizzare attraverso il Piano di Tutela delle Acque ricomparso in questi giorni, magari con parole semplici e comprensibili da tutti gliene saremmo molto grati.

Gentile assessore, nel rigraziarLa per l’attenzione, Le ricordiamo che queste domande sono poste nell’interesse di migliaia di valdostani interessati alla difesa dei nostri corsi d’acqua – fatto sempre più sentito e importante – a fronte di un ristretto numero di impresari che hanno, anche giustamente, solo interesse al proprio profitto. In questo momento storico in cui riveste questo importante ruolo istituzionale, sta a Lei decidere a quali interessi dare più importanza.

Aosta il 27 giugno 2022

Legambiente VdA

chamois: il lago di Lod minacciato dall’ennesimo progetto idroelettrico

Nell’estate del 2021 il lago di Lod, a Chamois, si presentava in questa forma splendida (vedi foto allegata), ricco di pesci e fauna invertebrata e ricoperto, in parte, da ninfee frequentate da libellule: sulle sponde sopravvive la vegetazione originaria che richiama il canneto delle paludi.

Purtroppo è stato adesso concessionato un progetto di impianto idroelettrico che utilizzerà il lago come vasca di accumulo per alimentare una centralina a valle del paese. L’acqua verrà prelevata nelle fasce orarie di convenienza di vendita e ripompata nel lago in quelle più economiche. Il fatto che si voglia oggi ridurre il lago ad un invaso a servizio di una centralina pare a noi un’idea assolutamente fuori luogo. Tanto più se si considera che la centralina porterà lauti profitti a colui che la realizzerà ma non compenserà in nessun modo gli abitanti e gli operatori della località di una perdita paesaggistica così importante. 

Il lago di Lod è di origine naturale e si è formato in una conca di risorgiva, priva di immissari e a tendenza stagnante, come molti laghetti alpini: rappresenta un gioiello naturalistico e paesaggistico che arricchisce l’immagine della località turistica, nota a livello nazionale e internazionale per il fatto di presentarsi come “il paese senz’auto, raggiungibile solo con la funivia”. L’assenza di auto è di per sé garanzia di pace, tranquillità, aria pura, paesaggio incontaminato, e tutta l’economia di Chamois è legata oggi al turismo. 

Il lago svolge una funzione così importante come attrattiva turistica che è stato collegato al capoluogo da una seggiovia ed è stato attrezzato con un’area pic-nic servita da fontanelle e barbecues. Il luogo è frequentatissimo, soprattutto nella stagione estiva, tant’è che sulle sue rive insistono parecchi ristoranti e bar. Anche nella stagione invernale la seggiovia, funzionale agli altri impianti sciistici, vede un continuo afflusso di turisti.

Per questo motivo Legambiente Valle d’Aosta ha inviato nei giorni scorsi delle osservazioni alla Giunta regionale e agli uffici preposti alla tutela dell’ambiente, in quanto ritiene che l’atto di concessione presenti degli estremi di illegittimità. Di sicuro siamo di fronte all’ennesima perdita di biodiversità della Valle a favore di interessi privati. 

(Si allegano foto del lago e osservazioni inviate in Regione)

UN PROBLEMA IMPORTANTE PER LA COMUNITA’ VALDOSTANA : la caccia ai relitti artici

Comunicato stampa congiunto del Comitato Interregionale Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta e del Circolo valdostano

L’odierna seduta del Consiglio regionale valdostano vedrà la discussione di una mozione della Lega che affronta un angosciante problema per la comunità locale.

Forse che gli otto consiglieri leghisti firmatari portano all’attenzione dell’aula il tema dei cambiamenti climatici, il contrasto alla siccità o lo scioglimento dei ghiacciai, la lotta al covid o gli effetti della guerra, il caro energia o la crisi economica e del lavoro? Magari!

Il loro problema è rivedere la sospensione della caccia alla pernice bianca e alla lepre variabile in vista del prossimo calendario faunistico venatorio regionale. Una sospensione attivata nel 2019, è interessante ricordarlo, per consentire uno studio scientifico circa lo stato di salute delle due specie in termini numerici ed ecologici.

Per chi non lo sa, fino a che la caccia a questi due relitti artici è rimasta aperta, venivano prelevati in Valle d’Aosta mediamente una decina di capi all’anno, meno dei tetti (già molto bassi) concessi, proprio a ragione dell’esiguo numero di animali residui.

Lepre variabile e pernice bianca sono tra le specie più sensibili al cambiamento climatico, dovrebbero essere difese a priori e men che meno dovrebbero essere un’occasione di svago per pochi cacciatori (una cinquantina) che ancora anacronisticamente dedicano a questi animali le proprie attenzioni venatorie.

Legambiente auspica che le forze politiche abbiano, su questa proposta, un atteggiamento severo.

VERDE PUBBLICO : un patrimonio di tutti, ma poco considerato.

Siamo di nuovo a parlare di verde pubblico e di alberi in relazione al nostro capoluogo regionale, Aosta.

Sgomberiamo subito il campo da dubbi: il verde è importantissimo per le città ma siamo consapevoli che la gestione degli alberi si porti dietro oneri per le amministrazioni pubbliche non trascurabili. Quindi non vogliamo sottovalutare i problemi e le difficoltà che una corretta gestione del verde pubblico comporta. Tuttavia come associazione riceviamo da parte di cittadini molte lamentele che vanno dal decoro delle aiuole fino al disagio per gli abbattimenti di piante anche di valore.

E’ notizia di pochi giorni fa il taglio di un altro dei maestosi cedri dell’area ex Testafochi dovuto, a quanto si legge da una nota del Comune, ad un errato intervento di una ditta all’opera per la creazione della pista ciclabile, con taglio delle radici e conseguente necessità di abbattimento per scongiurare il rischio di instabilità della pianta.

Come Legambiente, nell’estate più calda che a memoria ricordiamo, osserviamo la necessità di avere alberi con chiome atte a diminuire le bolle di calore in una città sempre più cementificata. Facciamo presente gli enormi vantaggi ecosistemici di cui gli alberi sono portatori, oltre al loro valore estetico e depurativo per l’aria, e rimarchiamo come da tanti anni le piante siano state vissute dalle amministrazioni che si sono succedute come un problema anziché una risorsa.

Ricordiamo però che il Sindaco Nuti in campagna elettorale ha molto puntato la propria comunicazione sul tema degli alberi, cosa che ha destato in noi grandi aspettative.

Vorremmo di conseguenza che venisse data più dignità al settore del verde pubblico, riservandogli le energie necessarie (economiche, dirigenziali e operative) idonee finalmente a costruire una rinascita green della città, partendo proprio con la sostituzione degli alberi abbattuti in questi anni e proseguendo con una progettazione di riqualificazione generale del verde, prevedendo piante idonee alla crescita in contesto urbano (ma che siano piante vere, non cespugli!) secondo le migliori tecniche botaniche.

Vorremmo che fosse ripresa e applicata la legge nazionale del 1992 che richiede ai Comuni di mettere a dimora un albero per ogni neonato, non fosse altro che per il suo significato simbolico.

Vorremmo che la creazione delle agognate piste ciclabili non fosse l’occasione per nuovi tagli ma piuttosto per la riduzione dei volumi di traffico veicolare in città.

Vorremmo infine che Aosta accogliesse i suoi turisti, e coccolasse i suoi abitanti, con più verde urbano: il panorama intorno alla città, fatto di boschi e montagne, ci gratifica ma non è sufficiente.

Chiediamo al Sindaco, che parlava di 5000 nuovi alberi entro fine legislatura, di iniziare a dare dei segnali in tal senso. E’ un obiettivo raggiungibile, ma ci deve essere volontà politica. Chiediamo quindi una inversione di marcia rispetto alle consiliature precedenti non a parole ma con atti coraggiosi misurabili.

Anticipiamo fin d’ora la richiesta di un confronto sul tema al termine della pausa estiva.

LEGAMBIENTE VDA ADERISCE AD AOSTA PRIDE 2022

Legambiente VDA è fiera di far parte dell’organizzazione del Pride di Aosta perché da sempre si batte anche per i diritti delle persone, per una società più giusta ed inclusiva. Come sosteniamo la biodiversità di Gaia, per un futuro del pianeta libero ed in armonia, così sosteniamo l’unicità degli individui liberi di amare,verso un futuro di pace.Siamo contro ogni tipo di discriminazione ed esclusione sociale. Pensiamo che avere a cuore le sorti delle persone e del pianeta siano due cose inscindibili.

Consideramo il Pride una festa dell’amore e dei diritti!