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Lago Lod a Chamois, sentenza Cassazione Confermata la condanna all’ex sindaco di Chamois, Mario Pucci.

Lo scorso 15 gennaio si è tenuta a Roma, presso la Corte di Cassazione, l’udienza relativa al ricorso presentato dall’ex sindaco di Chamois, Mario Pucci. Il ricorso era stato promosso per chiedere l’annullamento della condanna inflittagli dal Tribunale Penale di Aosta il 13/5/2025, condanna per danno paesaggistico causato al lago Lod per il suo parziale svuotamento, avvenuto durante la primavera del 2022. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la condanna ad una pena pecuniaria è stata confermata. 
 
Nel 2022, all’origine dei fatti, Legambiente aveva presentato un ricorso al Tribunale Superiore delle Acque Pubblicheper contrastare la realizzazione di un impianto idroelettrico alimentato dalle acque del lago Lod di Chamois. Il lago sarebbe stato ridotto ad una vasca di carico a servizio dell’impianto e avrebbe quindi subito un evidente danno naturalistico e ambientale; bisogna tenere in conto che il lago Lod rappresenta un vero gioiello per Chamois, grazie alla ricchezza della flora e fauna e grazie alla sua posizione in una conca naturale in mezzo alle montagne sovrastanti il paese. 
 
Mentre veniva presentato il ricorso allo TSAP, si era verificato il parziale svuotamento del lago. Le indagini del Corpo Forestale avevano accertato che lo svuotamento era stato causato dalla manipolazione della strumentazione che permette l’afflusso delle acque del ru Novales al lago stesso. Il fatto era stato allora denunciato da Legambiente, poi costituitasi parte civile nel processo che ha fatto seguito. 
 
A seguito della forte mobilitazione di Chamoisins, residenti e turisti riuniti nel “Comitato Salvalod”, e gli echi sulla stampa valdostana, il concessionario che doveva realizzare la centrale idroelettrica aveva a quel punto comunicato di voler rinunciare all’utilizzo del lago per il funzionamento del proprio impianto. 
 
Il procedimento penale per lo svuotamento del lago presso il Tribunale di Aosta si è invece concluso a maggio 2025, e ha visto la condanna dell’allora sindaco ad una ammenda per il danno paesaggistico, al pagamento delle spese processuali e ad un risarcimento a Legambiente VdA da stabilirsi in sede civile. Condanna ora confermata dalla sentenza di Cassazione. 
 
“La decisione della Corte di Cassazione conferma un principio fondamentale: il patrimonio naturale non è un bene sacrificabile e va tutelato con fermezza, soprattutto in territori fragili e preziosi come l’arco alpino – così commentano in forma congiunta Alice De Marco, presidente Legambiente Piemonte Valle d’Aosta, e Denis Buttol, presidente del Circolo valdostano – Siamo soddisfatti che la giustizia abbia fatto chiarezza su una vicenda che ha profondamente ferito la comunità locale e tutti coloro che hanno a cuore il futuro del lago. Ringraziamo il Comitato Salvalod, i cittadini e le cittadine, i residenti e i tanti frequentatori di Chamois che si sono mobilitati per difendere questo luogo straordinario. 
Ora è essenziale guardare avanti: la Regione porti a termine nel minor tempo possibile gli interventi già finanziati per preservare l’equilibrio ecologico del lago. È un passo importante, che accogliamo positivamente.
Continueremo a vigilare affinché il lago Lod resti un patrimonio integro per le generazioni future e un simbolo del valore del paesaggio alpino e della sua tutela”
 
 

ACQUA : BENE COMUNE , DA TUTELARE CON IMPEGNI CONCRETI

COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO DI LEGAMBIENTE VDA, VALLE VIRTUOSA E GIU’ LE MANI DALLE ACQUE E DA CVA

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Nei prossimi giorni il Consiglio Regionale discuterà l’aggiornamento del Piano di Tutela delle Acque (PTA), un documento importante che riguarda una delle risorse più preziose della Valle d’Aosta: l’acqua.

Le associazioni ambientaliste, già ascoltate in Commissione consiliare, vogliono ora condividere con la cittadinanza i punti su cui intendono vigilare e impegnarsi, affinché il Piano non resti solo sulla carta.

Apprezziamo il fatto che, seppur con molto ritardo (il Piano attualmente in vigore risale al 2006), si stia finalmente arrivando all’approvazione del nuovo PTA. I suoi principi generali – la tutela e il ripristino dell’ambiente acquatico, la partecipazione delle comunità locali, il confronto tra i diversi soggetti coinvolti – ci trovano pienamente d’accordo. Ma ora è fondamentale passare dai buoni propositi ai fatti.

I nodi critici da affrontare

Abbiamo evidenziato, ciascuno con le proprie competenze, diversi aspetti che ci preoccupano e su cui chiediamo fin da ora un impegno serio durante la fase di attuazione:

  • Tutela della fauna ittica: servono misure reali per garantire la continuità dei corsi d’acqua e il passaggio dei pesci, soprattutto nelle aree protette. Non ci convince l’efficacia degli attuali interventi del Consorzio Pesca.

  • Ripristini ambientali e gestione dei sedimenti: lo svuotamento delle dighe (svasi), l’hydropeaking e altri interventi possono avere forti impatti. Vanno compensati e monitorati con rigore.

  • Controlli e sanzioni: mancano dati aggiornati e verifiche sui prelievi d’acqua. Servono sistemi di misurazione affidabili e sanzioni vere per chi non rispetta le regole.

  • Deflusso ecologico: bisogna rivedere le regole sul rilascio minimo d’acqua nei fiumi, soprattutto nelle zone protette o a rischio ambientale.

  • Ambienti glaciali e post-glaciali: chiediamo norme chiare per tutelare queste aree fragili e sempre più esposte al cambiamento climatico.

  • Compatibilità tra usi diversi: ogni decisione deve tenere conto sia delle esigenze ambientali, sia di quelle economiche. Ma la salute dei fiumi deve venire prima.

Una regola che non può valere solo per alcuni

Una delle maggiori criticità riguarda l’applicazione delle nuove norme solo alle nuove concessioni o ai rinnovi (escluse le grandi centrali idroelettriche). Tutti gli altri impianti continueranno a operare secondo vecchie regole, anche se non più compatibili con le esigenze ambientali. Questo non è accettabile!

Le nostre richieste

Per evitare che tutto resti fermo o che le decisioni vengano prese senza confronto, chiediamo:

  • che le associazioni ambientaliste siano coinvolte nei tavoli tecnici di attuazione del Piano, a partire dalla Cabina di regia ipotizzata;

  • che venga riattivato l’Osservatorio regionale sulla crisi idrica, fermo dal 2023;

  • che venga istituito un nucleo di vigilanza ambientale, indipendente e operativo, in grado di controllare sul campo ciò che succede;

  • che si attui davvero quella “concertazione con il territorio” di cui il Piano parla.

La difesa dell’acqua e dell’ambiente non può essere lasciata a promesse generiche. Deve diventare un impegno concreto, condiviso e trasparente. Perché l’acqua è di tutti, e tutelarla è un dovere collettivo.



Lago di Lod

Il sindaco di Chamois condannato per danneggiamento di bene paesaggistico

l tribunale di Aosta (giudice dott. Marco Tornatore) ha giudicato il sindaco di Chamois, Lorenzo Mario Pucci, colpevole per danni ambientali e paesaggistici provocati dall’abbassamento delle acque del Lago Lod nella primavera del 2022 e lo ha condannato ad una multa di 1800 euro, al pagamento delle spese legali e ad un risarcimento all’associazione Legambiente, che si era costituita parte civile (risarcimento da determinare in separata sede).

Il processo è durato tre anni e il dibattimento ha esaminato il drastico abbassamento del livello dell’acqua del lago nella primavera 2022, imputabile non solo alla siccità, ma anche alla deliberata e volontaria deviazione delle acque di afflusso del Ru Novales, regolate da un sistema artificiale di gestione delle acque (realizzato dal Comune con fondi regionali) e attivo da oltre 20 anni che provvede al ricircolo ed al mantenimento del livello del lago.

La drammatica situazione della primavera 2022 aveva dato origine a Chamois a una forte mobilitazione di chamoisins, residenti, turisti, e della stampa valdostana, soprattutto quando si venne a conoscenza di un progetto di una licenza idroelettrica (concesso dalla Regione) che avrebbe permesso ad un privato di prelevare giornalmente dal piccolo Lago Lod fino a 2/3 del suo volume d’acqua (22.000 mc su 30.000). Seppur per ora sospesa e con la richiesta di una modifica, la concessione non è mai stata revocata da parte della Regione Valle d’Aosta.

Il drammatico calo del livello del lago e il conseguente danno ambientale e paesaggistico hanno spinto Legambiente a costituirsi parte civile nel processo, per difendere la peculiarità del Lago Lod e l’equilibrio biologico del suo ecosistema danneggiato in modo drammatico.

«Nella fascia di vegetazione acquatica vi sono specie di pregio di flora e fauna inserite nelle liste di protezione internazionale, come il Ranuncolo acquatico e il Poligono anfibio, marcite e ridotte in putrescenza. Anfibi ed altre specie di piccola fauna non hanno potuto riprodursi, e sono sparite: il Rospo comune, la Rana temporaria e la preziosissima libellula (Aeshna grandis) che solo l’anno prima animava la superficie dell’intero lago», osserva Rosetta Bertolin, referente di Legambiente per le acque valdostane.

Il processo, ora terminato con la condanna del sindaco Pucci, segna un’importante presa di coscienza delle peculiarità ambientali del lago di Lod e della necessità della sua costante e vigile difesa.

IL LAGO DI LOD E’ SALVO!

Concluso l’iter del ricorso al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche. Rinviata a gennaio l’udienza per il presunto prelievo non autorizzato.

Pubblichiamo il comunicato congiuto del Comitato SalvaLod e del nostro Circolo, che bene aiuta a capire la complessa situazione del lago di Lod a Chamois.

E’ stata rinviata al 29 gennaio l’udienza predibattimentale per il presunto prelievo d’acqua non autorizzato al lago di Lod di Chamois, nei confronti del sindaco di Chamois Lorenzo Mario Pucci, ldell’ex presidente del Consorzio di miglioramento fondiario e del responsabile operativo della Cervino S.p.A., accusati a vario titolo di furto d’acqua, interventi non autorizzati e deturpamento paesaggistico ed ambientale.
Più nel dettaglio, l’accusa è di aver dirottato altrove nel periodo marzo-giugno 2022 le acque del Ru Novales che affluiscono al lago, determinandone un abbassamento e un danneggiamento paesaggistico ed ambientale della flora e fauna, tra cui molte specie protette.
“ Abbiamo deciso di richiedere la costituzione come parte civile” dichiara Rosetta Bertolin di Legambiente VDA: la richiesta verrà discussa nella prossima udienza del 29 gennaio.
Sempre riguardo al lago di Lod a Chamois, è stata emessa la sentenza del Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche di Roma relativa al ricorso presentato da Legambiente e da alcuni residenti, proprietari e consorzisti di Chamois. Il ricorso richiedeva l’annullamento
delle delibere di concessione idroelettrica all’ing. Gadin che prevedevano l’uso del Lago di Lod come bacino di accumulo dell’acqua per due centrali idroelettriche nel territorio di Chamois.
La sentenza dichiara “una sopravvenuta carenza d’interesse alla decisione del ricorso” poiché, successivamente alla sua presentazione, vi è stata la rinuncia da parte dell’ing. Gadin all’utilizzo del lago come bacino d’accumulo.
La sentenza specifica anche che, in un eventuale futuro nuovo progetto presentato dall’ing Gadin (che mantiene la concessione), il lago “non potrà più assumere alcuna funzione”, e che la necessaria nuova Valutazione di Impatto Ambientale dovrà tenereconto della non
disponibilità del lago.
Il lago di Chamois, quindi è salvo, non c’è più rischio che venga utilizzato come bacino d’accumulo.
«Un risultato importante, che sottolinea l’efficacia delle nostre azioni e sottolinea ancora una volta l’importanza e la ricchezza dell’ecosistema del lago e delle numerose forme di flora e fauna presenti lungo le sue rive», commenta Vittorio Vicentini, presidente del Comitato per la salvaguardia del lago di Lod e l’Ambiente di Chamois.

Il Comitato per la salvaguardia del Lago di Lod e dell’ambiente a Chamois
Legambiente VDA

 

 

LETTERA APERTA. EMERGENZA SICCITA’ : NON C’E’ SOLO LA RICETTA DI CVA

In relazione alla grave situazione di siccità che si prefigura per l’estate in arrivo la CVA, nella persona dell’a.d. Giuseppe Argirò, ha diffuso, in un comunicato dei giorni scorsi, l’analisi condotta e le richieste avanzate di interventi straordinari.

Rispetto alle analisi sulle cause della siccità anche Legambiente, con un incontro organizzato alla presenza di esperti a Torino nei giorni scorsi, ha rilevato le stesse criticità, ormai sotto gli occhi di tutti: la scarsità delle piogge e delle nevi accumulatesi durante l’inverno, associata allo scioglimento dei ghiacciai degli ultimi anni, ci danno il senso preciso del cambiamento climatico in atto.

Anche Legambiente auspica un potenziamento delle strutture di accumulo delle acque, ben tarato rispetto alle esigenze, e soprattutto pone l’attenzione alla ricarica delle falde.

In particolare al momento attuale, come rileva anche il dott. Argirò, la preoccupazione maggiore riguarda la situazione di siccità che si prefigura per l’estate prossima, stante lo scarso livello di acqua presente nelle nevi, nelle falde e nei bacini artificiali.

Rispetto alle ricette possibili, su un piano generale e a lungo termine, tutti concordiamo sull’opportunità di razionalizzare le reti idriche, di migliorare le tecniche di risparmio nei vari usi dell’acqua, di potenziare le riserve di acqua esistenti e di prevederne di nuove.

Nell’immediato però, il dott. Argirò lancia una richiesta di interventi straordinari, da parte dello Stato e della Regione che ci trova solo parzialmente d’accordo.

Possiamo concordare sul fatto che si richieda a livello nazionale un piano coordinato sotto la supervisione di un commissario. Non siamo più d’accordo quando si invocano per il commissario poteri speciali quali la “derogabilità delle norme”.

CVA, operatore del settore idroelettrico, si preoccupa naturalmente del proprio settore e del rendimento dei propri impianti. Non tiene invece in considerazione il grave stato di crisi idrica in cui versa anche il settore dell’agricoltura, che già nello scorso anno ha dato segnali di sofferenza non solo per l’irrigazione delle coltivazioni ma anche per l’abbeveraggio degli animali.

Inoltre, come al solito, la derogabilità del quadro normativo e autorizzativo evoca il superamento della tutela dovuta all’ambiente. Manca purtroppo la consapevolezza che l’ambiente siamo noi, con tutte le nostre diverse esigenze, e che danneggiare l’ecosistema alla fine penalizza la nostra vita comprese le attività economiche. Si tratta certo di garantire la flora e la fauna lungo i corsi d’acqua, ma anche di salvaguardare il ciclo naturale delle acque per non accelerare le devastanti trasformazioni climatiche in atto.

Inoltre bisogna tenere conto della classificazione nelle priorità d’uso: al primo posto gli usi potabili, quindi quelli per l’agricoltura poi quelli industriali.

La CVA invoca interventi infrastrutturali e relativi investimenti pubblici.

Vogliamo ricordare che, a fronte della crisi socio-economica delle famiglie e delle piccole imprese, causata dall’ingiustificato e abnorme aumento delle bollette elettriche, CVA, come tutti gli operatori dell’idroelettrico, ha accumulato degli extraprofitti enormi, di cui nessuno sembra più occuparsi (solo Draghi aveva provato timidamente a tassarli).

Per concludere: ci preoccupano i poteri amministrativi straordinari per superare i vincoli legislativi di garanzia esistenti, ci preoccupa una gestione commissariale che prescinda dalle scelte politiche, ci preoccupa in generale l’assenza della politica, che dovrebbe rappresentare la voce della collettività, di noi cittadini consumatori di energia.

Sentiamo invece la necessità di un pubblico confronto – e ci impegniamo a promuoverlo – che chiarisca gli aspetti scientifici, tecnici, economici e politici delle opzioni possibili per rispondere a questa ennesima emergenza annunciata.