Abbiamo partecipato, come portatori d’interesse ambientale, all’incontro pubblico tenutosi a Cogne il 5 febbraio scorso per presentare e discutere lo studio di fattibilità del’ipotizzato collegamento tra la Perla delle Alpi e la “Stella” di Pila.
Prima di questo evento, tutto sembrava indicare una situazione di forte coesione della comunità locale, schierata nella quasi totalità a favore dell’impianto. Anche alle recenti elezioni comunali, del resto,
entrambe le liste in competizione si erano espresse in tal senso.
Ma, si sa, una cosa è immaginare una funivia già operativa, funzionante 24 ore al giorno con frotte di turisti in arrivo.…Altro è, invece, rendersi conto di svariati problemi concreti che potrebbero sorgere.
Tra questi, i due o forse anche tre anni di lavori di cantiere (i relatori non hanno potuto specificarlo) che potrebbero compromettere la stagione estiva e la qualità della vita degli stessi cogneins.
E poi ci sono molte domande ancora aperte: da dove partirà la funivia? Dal centro del paese o da Epinel? Saranno necessari nuovi parcheggi? Dove verranno costruiti?
I sostenitori del progetto affermano che la funivia creerà nuovi posti di lavoro per i giovani, contrastando lo spopolamento; al contrario, molti cittadini temono non solo l’aumento dei turisti, ma soprattutto un cambiamento nella tipologia della clientela…
Durante i dibattiti è emersa infatti una preoccupazione chiara: Cogne rischia di perdere la propria identità? Potrebbe trasformarsi in una meta turistica simile a tante altre, dominata da un turismo di massa che cerca solo un selfie “instagrammabile”, perdendo così la sua unicità?
Un altro timore più volte emerso riguarda il rischio di innesco di una spirale speculativa in campo edilizio: magari non con l’attuale amministrazione, ma in futuro?
Inoltre, tra le varie considerazioni sentite nei vari tavoli di confronto del pomeriggio, emerge il timore di un aumento degli affitti, che potrebbe danneggiare sia i residenti sia i lavoratori stagionali. Si percepisce anche il rischio che l’afflusso di turisti crei problemi di sicurezza, di traffico, e riduca la qualità della vita nel paese.
Insomma, anche se molti abitanti sono teoricamente favorevoli alla funivia, ieri si sono trovati a confrontarsi con la realtà e a porsi molte domande, come è giusto che accada davanti a un’opera così
imponente. Non c’è un consenso unanime, ma si è aperta una riflessione seria e condivisa.
Noi, come ambientalisti, pensiamo che il collegamento funiviario non debba essere realizzato. Preferiremmo invece recuperare la galleria del Drinc, un’alternativa più sostenibile (romantica, secondo
qualcuno) che ieri è stata solo accennata. Quello che ci sembra fondamentale, in ogni caso, è che la comunità di Cogne continui a discutere e confrontarsi, così come è iniziato ieri con i tavoli di confronto,
peraltro organizzati molto bene.
In conclusione, Legambiente chiede che ci siano altre occasioni per coinvolgere i cittadini nelle prossime fasi del progetto. Un’opera così grande e impattante non può essere decisa dall’alto senza un
vero dialogo con chi vive il territorio: Cogne ha il diritto di scegliere il proprio futuro con una riflessione collettiva e partecipata.


