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Nel dibattito sui parchi no a strumentalizzazioni artificiose – Legambiente estranea alle dichiarazioni polemiche di questi giorni . Ben venga un confronto con le comunità locali

Il Circolo Legambiente Valle d’Aosta non si sente toccato da quanto espresso, con un comunicato stampa in data 11 aprile, dai sindaci unionisti, in merito alla nuova legge sui Parchi nazionali.

Legambiente è totalmente estranea alla definizione di amministratori locali come “paesani e poco evoluti”, rilasciata infatti da un esponente di altra associazione e non da noi.

Rispettiamo le posizioni di altri soggetti, ma ricordiamo che Legambiente si fonda sull’ambientalismo scientifico e sulla ricerca del dialogo.

Ribadiamo, al contempo, le nostre forti perplessità sul testo di riforma del sistema delle aree protette attualmente in discussione alla Camera dei Deputati, così come espresso nel nostro comunicato stampa del 7 aprile che rialleghiamo. In particolare sul fatto che non vengano richieste competenze scientifiche o naturalistiche nè al Presidente nè al Direttore dei futuri parchi, con le conseguenze immaginabili sulla Governance.

Sul punto scriveremo nei prossimi giorni una lettera aperta, invitando tutti i sindaci ad un confronto.

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Modifica della legge in discussione alla Camera ANCHE I PARCHI A SERVIZIO DELL’ECONOMIA (E DELLA POLITICA)

 

Legambiente Valle d’Aosta esprime una forte preoccupazione circa le conseguenze che le modifiche alla legge sui parchi, in discussione alla Camera in questi giorni, potrebbero comportare per i parchi e per le aree naturali protette della nostra Regione.

I punti critici della legge che il nostro Circolo vede sono:

 

CACCIA : LE ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE SI RIVOLGONO ALLA REGIONE MENO SOLDI ALLA GESTIONE VENATORIA PER FINANZIARE LE AREE PROTETTE

Il 24 marzo scorso il Circolo Legambiente Valle d’Aosta e la Federazione italiana Pro Natura hanno inviato una lettera all’Assessore all’gricoltura e risorse naturali ed al dirigente competente per la gestione venatoria, nella quale chiedono di destinare l’evidente avanzo di cassa del 2016 del Comitato di Gestione Venatoria (circa 125.000 euro) al Parco del Mont Avic, il cui bilancio registra da anni una situazione di sofferenza.

 

Parco Nazionale dello Stelvio

Il Parco Nazionale dello Stelvio è in una situazione indefinita dalla fine del 2010, da quando un decreto del Consiglio dei Ministri ne propose lo spacchettamento con la tripartizione tra le Province autonome di Trento e Bolzano e la Regione Lombardia, chiedendo la soppressione del Consorzio del Parco e azzerandone subito il Consiglio Direttivo e ottenendo di fatto un declassamento dell’area protetta da Parco Nazionale a una entità ancora indefinita. E’ vero che il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, non ha poi firmato il decreto in questione (per la mancanza d’intesa con la Regione Lombardia e per l’evidente contrasto con la Legge Nazionale sulle Aree Protette), salvaguardando l’unitarietà del Parco Nazionale e impedendone così l’entrata in vigore, ma oggi il caso Stelvio torna di attualità e sarà sicuramente affrontato dal nuovo governo nei prossimi mesi.

In che modo? Si parla di dare seguito all’accordo del dicembre 2010. Infatti si parla di un accordo elettorale già raggiunto tra il PD di Bersani e la Südtiroler Volkspartei (Bolzano) su quanto avviato dal Governo Berlusconi per la provincializzazione del Parco Nazionale dello Stelvio. Senza entrare in polemica con nessuno, Federparchi, Legambiente e Club Alpino Italiano ritengono che lo smembramento del Parco Nazionale dello Stelvio non abbia ragione di essere compiuto e non vedono ricadute positive da questo passaggio, oltre a essere, per il PD, un passo indietro rispetto all’azione di suoi due Senatori Ferrante e Della Seta che con le loro prese di posizione e denunce in Senato, evitarono proprio lo smembramento del Parco. L’assetto unitario del Parco, istituito quasi 80 anni fa (per il 70 per cento ricadente nel territorio lombardo) non può essere messo in discussione ed è un segnale che dimostra incompetenza nelle politiche di conservazione.

Agli enti locali, che hanno il ruolo più importante nella gestione delle aree protette nazionali a partire dalla composizione degli organi (e in questa direzione le nostre associazioni stanno da tempo lavorando, per esempio nel portare contributi ‘local’ alla stesura della nuova 394) compete l’impegno per rilanciare, a livello europeo, transnazionale, la prospettiva di un Parco con il prestigio e la storia dello Stelvio.

Smembrare, rimarcare confini che la natura non riconosce, piegarsi a logiche politiche in cui valori affermati e tutelati, di territori e tradizioni, passano in secondo piano, creerebbe gravi danni all’ambiente.

Oggi è prioritario riavviare la piena funzionalità dell’Ente Parco con il rinnovo degli organi collegiali, compito che compete al Ministro dell’Ambiente. L’efficace e rispondente gestione del territorio ha bisogno di confronti tra gli interlocutori interessati: provinciali, regionali, nazionali e oltre. L’impegno futuro va profuso nel fissare nuovi obiettivi di conservazione, aperti al territorio e lungimiranti, magari insieme al Parco svizzero dell’Engadina o agli altri parchi vicini.

INFO: Ufficio Stampa Federparchi

Le zone umide da salvaguardare

Siamo in vacanza in Valtournenche, come sempre negli ultimi 8 anni.

Una valle certo pesantemente sfruttata, ma ancora con scorci maestosi e angoli di vera bellezza alpina.

Con la famiglia proviamo un nuovo sentiero. Dopo aver fatto l’8 da Perrères a Promoron (un largo sentiero in piano, un classico per le famiglie), saliamo invece che verso la diga di Cignana, verso l’Alpe Cortina lungo il n˚ 2. Magico sentiero nel bosco, fino a una terrazza con vista sulla valle. Qui 4/5 laghetti o zone umide sarebbero un delizioso completamento di una superba passeggiata se non fosse che tutto è prosciugato. Decine di minuscole ranocchie cercano rifugio in 3 dita d’acqua. Nonostante l’arsura la vita brulica nelle minuscole pozze rimaste. Pochi metri più in su le malghe dell’Alpe Cortina drenano evidentemente tutta l’acqua disponibile.

Vado a curiosare.

Come al solito un caos di tubi di plastica nera, molti tagliati e abbandonati, in un generale senso di disordine e abbandono. L’acqua comunque va altrove. Nessuno ignora ormai quanto importanti siano le zone umide, e quanto rare siano in particolare quelle di montagna. L’acqua qui abbonda ovunque ed è utilizzata per tutto. Certo serve all’agricoltura. Ma con poca attenzione in più potrebbe essere anche di supporto alla biodiversità, un bene inestimabile, un valore culturale e un’attrazione turistica.