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PIANO REGIONALE TRASPORTI: UN’OCCASIONE MANCATA, MA CI SI PUO’ ANCORA FERMARE!

18 giugno scorso Legambiente Valle d’Aosta, insieme a Valle Virtuosa, è stata ricevuta in audizione dalla IV Commissione permanente del Consiglio Regionale, nell’ambito del procedimento di approvazione del Piano Regionale Trasporti (PRT).

Per Legambiente, pur essendo uno strumento atteso da più vent’anni, il Piano in discussione è un documento deludente. Ci auguravamo che l’Amministrazione Regionale affrontasse le sfide che i tempi pongono, proponendo al Consiglio e ai cittadini uno strumento innovativo, punto di partenza per un cambio di passo, e invece ci si trova di fronte, spiace dirlo, ad una occasione sostanzialmente persa. Il PRT perpetua infatti il modello – ormai superato – di una regione che impone sia ai cittadini sia ai turisti di privilegiare l’auto privata. Nel Piano si parla molto di trasporto pubblico, è vero, e Legambiente lo ha sottolineato nelle osservazioni inviate nella fase di evidenza pubblica della VAS, ma sono ancora le autostrade, l’idea del raddoppio del TMB, e l’abbandono di infrastrutture già esistenti a favore di non ben chiare soluzioni innovative a suscitare perplessità. Perplessità, spiace dirlo, non solo nelle associazioni e nei cittadini che hanno presentato osservazioni, ma negli stessi Uffici regionali (!) che lamentano una carenza di analisi dei vincoli presenti sul territorio (ambiti inedificabili, vincoli a tutela dei beni paesaggistici, misure di protezione delle aree protette) e dei PRGC dei Comuni. Per Legambiente tale carenza di analisi rende difficile, se non impossibile allo stato attuale, valutare la reale fattibilità delle opere proposte.

In linea generale, il Documento di Sintesi testimonia una non volontà di confronto sul merito del PRT.

La ricchezza del livello e la varietà sia delle osservazioni che dei soggetti che le hanno presentate, non viene colta come segnale dell’importanza che i cittadini attribuiscono a questo Piano. Si pensi che ben 15 soggetti competenti in materia territoriale e ambientali e 19 soggetti terzi hanno inviato documenti, con un totale di 220 osservazioni specifiche. Di queste soltanto 10 sono state recepite!

E’ quindi venuta a mancare da parte dell’Assessorato proponente ogni disponibilità a costruire un PRT condiviso e partecipato dall’intera comunità valdostana, come invece avrebbe dovuto avvenire.

Legambiente, vista la situazione, e allo scopo di:

svolgere gli approfondimenti necessari, soprattutto in merito agli aspetti paesaggistici, a quelli legati agli ambiti inedificabili e ai PRGC dei Comuni interessati da opere infrastrutturali, giungendo in tal modo a definire quali opere siano effettivamente realizzabili: di conseguenza delineare la scala di priorità degli interventi: condizione posta, tra l’altro, dal CELVA per un parere positivo;

– predisporre e svolgere il dibattito pubblico sul collegamento di TPL in Alta Valle prima di operare una scelta definitiva in favore dell’ipotizzata linea BRT (Bus Rapid Transit). Con “predisporre” si intende la realizzazione di uno studio che compari in modo scientifico varie alternative, una delle quali deve essere il ripristino della tratta ferroviaria attualmente non in esercizio;

– svolgere ulteriori approfondimenti sull’utilizzo della galleria del Drinc come via di fuga. Ferma restando la contrarietà di Legambiente alla realizzazione del collegamento funiviario Cogne-Pila, ci pare condivisibile l’osservazione avanzata dall’Associazione Musei di Cogne, che ricorda come un progetto a fune non presupponga l’abbandono definitivo della galleria, che potrebbe in ogni caso essere impiegata come via di comunicazione d’emergenza

ha proposto alla Commissione di rinviare l’approvazione del PRT ed il successivo invio al Consiglio Regionale.

LA REGIONE BOCCIA IL PROGETTO DELL’IMPIANTO DI CORTLYS

Comunicato stampa congiunto di Legambiente VDA e Comitato per la Salvaguardia dell’Alpe Cortlys

La realizzazione dell’impianto idroelettrico di Cortlys è stata bloccata dalla Regione, che ha rigettato la domanda di autorizzazione unica della concessionaria Staffal Energy s.r.l.. Il progetto dell’impianto idroelettrico di Cortlys interessava il tratto iniziale del torrente Lys, che sgorga dal Ghiacciaio e attraversa un’area di grande pregio naturalistico e ambientale ai piedi del Monte Rosa. Negli ultimi anni, ripetuti fenomeni di piena hanno evidenziato la fragilità idrogeologica del contesto. L’impianto idroelettrico si sarebbe inserito in un territorio ancora libero
da qualsiasi infrastruttura, dove non è presente neanche una strada, a fronte di qualsiasi problema di emergenza tecnica dovesse presentarsi.
La concessione al prelievo delle acque era stata rilasciata nel 2009. Da allora, sono una decina i procedimenti relativi alla realizzazione dell’impianto che si sono susseguiti.
Legambiente e il Comitato di Cortlys, insieme a Mountain Wilderness, hanno seguito costantemente la vicenda amministrativa. Nell’ultima fase, hanno rilevato che il progetto non era conforme al nuovo Piano Tutela Acque approvato lo scorso giugno, soprattutto per quel che riguarda il deflusso ecologico. La Regione ha accolto questa osservazione; ha inoltre valutato insoddisfacente il modo in cui le questioni di carattere idrogeologico erano affrontate dal progetto: un impianto esposto al massimo grado di pericolosità connesso a fenomeni tipici delle aree periglaciali, come colate detritiche o svuotamento di laghi glaciali. Per questi motivi ha negato l’autorizzazione.
“Abbiamo aspettato che scadessero anche i tempi per eventuali ricorsi – afferma Denis Buttol, presidente del Circolo valdostano del Cigno Verde – adesso finalmente possiamo festeggiare e comunicare che la lunga battaglia è stata vinta!”
Il progetto, approssimativo all’origine, era stato negli anni modificato, limato, sistemato, corretto per adattarlo alla realtà del terreno. È rimasto tuttavia irrimediabilmente incompatibile con la natura dell’area in cui dovrebbe essere realizzato.
Legambiente e il Comitato per Cortlys confidano che l’ennesimo rigetto renda evidente a tutti questa realtà.

Cogne, la funivia e le paure (comprensibili) di molti cittadini

Abbiamo partecipato, come portatori d’interesse ambientale, all’incontro pubblico tenutosi a Cogne il 5 febbraio scorso per presentare e discutere lo studio di fattibilità del’ipotizzato collegamento tra la Perla delle Alpi e la “Stella” di Pila.
Prima di questo evento, tutto sembrava indicare una situazione di forte coesione della comunità locale, schierata nella quasi totalità a favore dell’impianto. Anche alle recenti elezioni comunali, del resto,
entrambe le liste in competizione si erano espresse in tal senso.
Ma, si sa, una cosa è immaginare una funivia già operativa, funzionante 24 ore al giorno con frotte di turisti in arrivo.…Altro è, invece, rendersi conto di svariati problemi concreti che potrebbero sorgere.
Tra questi, i due o forse anche tre anni di lavori di cantiere (i relatori non hanno potuto specificarlo) che potrebbero compromettere la stagione estiva e la qualità della vita degli stessi cogneins.
E poi ci sono molte domande ancora aperte: da dove partirà la funivia? Dal centro del paese o da Epinel? Saranno necessari nuovi parcheggi? Dove verranno costruiti?
I sostenitori del progetto affermano che la funivia creerà nuovi posti di lavoro per i giovani, contrastando lo spopolamento; al contrario, molti cittadini temono non solo l’aumento dei turisti, ma soprattutto un cambiamento nella tipologia della clientela…
Durante i dibattiti è emersa infatti una preoccupazione chiara: Cogne rischia di perdere la propria identità? Potrebbe trasformarsi in una meta turistica simile a tante altre, dominata da un turismo di massa che cerca solo un selfie “instagrammabile”, perdendo così la sua unicità?
Un altro timore più volte emerso riguarda il rischio di innesco di una spirale speculativa in campo edilizio: magari non con l’attuale amministrazione, ma in futuro?
Inoltre, tra le varie considerazioni sentite nei vari tavoli di confronto del pomeriggio, emerge il timore di un aumento degli affitti, che potrebbe danneggiare sia i residenti sia i lavoratori stagionali. Si percepisce anche il rischio che l’afflusso di turisti crei problemi di sicurezza, di traffico, e riduca la qualità della vita nel paese.
Insomma, anche se molti abitanti sono teoricamente favorevoli alla funivia, ieri si sono trovati a confrontarsi con la realtà e a porsi molte domande, come è giusto che accada davanti a un’opera così
imponente. Non c’è un consenso unanime, ma si è aperta una riflessione seria e condivisa.
Noi, come ambientalisti, pensiamo che il collegamento funiviario non debba essere realizzato. Preferiremmo invece recuperare la galleria del Drinc, un’alternativa più sostenibile (romantica, secondo
qualcuno) che ieri è stata solo accennata. Quello che ci sembra fondamentale, in ogni caso, è che la comunità di Cogne continui a discutere e confrontarsi, così come è iniziato ieri con i tavoli di confronto,
peraltro organizzati molto bene.
In conclusione, Legambiente chiede che ci siano altre occasioni per coinvolgere i cittadini nelle prossime fasi del progetto. Un’opera così grande e impattante non può essere decisa dall’alto senza un
vero dialogo con chi vive il territorio: Cogne ha il diritto di scegliere il proprio futuro con una riflessione collettiva e partecipata.

IL MARAIS DI MORGEX – LA SALLE 

UNA ZONA UMIDA ALLA RICERCA DELLA SOSTENIBILITA’, TRA BIODIVERSITA’ E TURISMO ESPERIENZIALE

Oggi, 2 febbraio, ricorre la Giornata Mondiale delle Zone Umide che celebra la firma, avvenuta nel 1971, della Convenzione di Ramsar sulle zone umide. 

Legambiente, nelle sue articolazioni locale e interregionale, ha organizzato per venerdì 6 febbraio, insieme al Comitato Dora Baltea Viva, un evento per far conoscere una delle riserve naturali della Valle, il Marais di Morgex – La Salle. 
Di seguito il programma e la locandina:

Relatori :

  • Alice De Marco, Presidente Legambiente Piemonte Valle d’Aosta:

valore naturalistico e scientifico delle zone umide 

  • Ornella Cerise, Struttura Biodiversità, sostenibilità e aree naturali protette, Assessorato Opere pubbliche, Territorio e Ambiente: 

caratteristiche dalla Zona di Protezione Speciale del Marais di Morgex 

  • Emanuele Bernasconi, Associazioni Dora Baltea Viva (Rafting e guide della natura): 

    le caratteristiche uniche della Dora di Morgex, le attività di educazione naturalistica da svolgere nel Marais, il Rafting tra il valore ludico e quello terapeutico, il valore sociale ed economico del turismo naturalistico ed esperienziale 

  • Federico Barzagli, sindaco di Morgex: 

    ricadute sul territorio e conclusioni

Lago Lod a Chamois, sentenza Cassazione Confermata la condanna all’ex sindaco di Chamois, Mario Pucci.

Lo scorso 15 gennaio si è tenuta a Roma, presso la Corte di Cassazione, l’udienza relativa al ricorso presentato dall’ex sindaco di Chamois, Mario Pucci. Il ricorso era stato promosso per chiedere l’annullamento della condanna inflittagli dal Tribunale Penale di Aosta il 13/5/2025, condanna per danno paesaggistico causato al lago Lod per il suo parziale svuotamento, avvenuto durante la primavera del 2022. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la condanna ad una pena pecuniaria è stata confermata. 
 
Nel 2022, all’origine dei fatti, Legambiente aveva presentato un ricorso al Tribunale Superiore delle Acque Pubblicheper contrastare la realizzazione di un impianto idroelettrico alimentato dalle acque del lago Lod di Chamois. Il lago sarebbe stato ridotto ad una vasca di carico a servizio dell’impianto e avrebbe quindi subito un evidente danno naturalistico e ambientale; bisogna tenere in conto che il lago Lod rappresenta un vero gioiello per Chamois, grazie alla ricchezza della flora e fauna e grazie alla sua posizione in una conca naturale in mezzo alle montagne sovrastanti il paese. 
 
Mentre veniva presentato il ricorso allo TSAP, si era verificato il parziale svuotamento del lago. Le indagini del Corpo Forestale avevano accertato che lo svuotamento era stato causato dalla manipolazione della strumentazione che permette l’afflusso delle acque del ru Novales al lago stesso. Il fatto era stato allora denunciato da Legambiente, poi costituitasi parte civile nel processo che ha fatto seguito. 
 
A seguito della forte mobilitazione di Chamoisins, residenti e turisti riuniti nel “Comitato Salvalod”, e gli echi sulla stampa valdostana, il concessionario che doveva realizzare la centrale idroelettrica aveva a quel punto comunicato di voler rinunciare all’utilizzo del lago per il funzionamento del proprio impianto. 
 
Il procedimento penale per lo svuotamento del lago presso il Tribunale di Aosta si è invece concluso a maggio 2025, e ha visto la condanna dell’allora sindaco ad una ammenda per il danno paesaggistico, al pagamento delle spese processuali e ad un risarcimento a Legambiente VdA da stabilirsi in sede civile. Condanna ora confermata dalla sentenza di Cassazione. 
 
“La decisione della Corte di Cassazione conferma un principio fondamentale: il patrimonio naturale non è un bene sacrificabile e va tutelato con fermezza, soprattutto in territori fragili e preziosi come l’arco alpino – così commentano in forma congiunta Alice De Marco, presidente Legambiente Piemonte Valle d’Aosta, e Denis Buttol, presidente del Circolo valdostano – Siamo soddisfatti che la giustizia abbia fatto chiarezza su una vicenda che ha profondamente ferito la comunità locale e tutti coloro che hanno a cuore il futuro del lago. Ringraziamo il Comitato Salvalod, i cittadini e le cittadine, i residenti e i tanti frequentatori di Chamois che si sono mobilitati per difendere questo luogo straordinario. 
Ora è essenziale guardare avanti: la Regione porti a termine nel minor tempo possibile gli interventi già finanziati per preservare l’equilibrio ecologico del lago. È un passo importante, che accogliamo positivamente.
Continueremo a vigilare affinché il lago Lod resti un patrimonio integro per le generazioni future e un simbolo del valore del paesaggio alpino e della sua tutela”