{"id":169,"date":"2013-05-15T10:39:34","date_gmt":"2013-05-15T08:39:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.legambientevda.it\/?p=169"},"modified":"2016-04-05T10:43:13","modified_gmt":"2016-04-05T08:43:13","slug":"povero-lupo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.legambientevda.it\/index.php\/2013\/05\/15\/povero-lupo\/","title":{"rendered":"Povero Lupo!"},"content":{"rendered":"<p class=\"\">Il ritorno del Lupo nelle Alpi non poteva che destare sentimenti contrastanti. Un conflitto tra opposti sensi, anche con tracce arcaiche. Spesso, pi\u00f9 di quanto non si possa immaginare ritorna la rappresentazione del lupo come belva. Un\u2019interpretazione insopportabile per una naturalista per di pi\u00f9 ambientalista (sic!), pur tuttavia degna di attenzione dal punto di vista socioeconomico e antropologico. Anzi da indagare e conoscere soprattutto se si ha l\u2019ambizione di smantellare quei luoghi comuni duri a morire e, al contempo, disvelare i reali problemi dei montanari.<\/p>\n<p class=\"\">A parlare di \u201clupo mannaro\u201d inteso come antropofago, a volte ci si mettono anche persone con una certa cultura e perci\u00f2 consapevoli delle proprie affermazioni. In casi come questi diventa difficile non pensar male, tanto paiono lontani da un approccio razionale e scientifico o semplicemente da una normale capacit\u00e0 di analisi di fenomeni e fatti. Allo stesso modo fa meraviglia la confusione tra fatti e commenti, mescolanze che non aiutano a distinguere una narrazione fantasiosa da ci\u00f2 che \u00e8 realmente accaduto, perci\u00f2 documentato e quindi dimostrabile. Un conto \u00e8 recuperare i racconti, le leggende, le storie del passato per darne un\u2019interpretazione socio-antropologica. Sempre utile ed interessante per capire l\u2019animo umano e la societ\u00e0, cos\u00ec come ci hanno insegnato Adorno e De Martino con i fondamenti dell\u2019antropologia culturale.<\/p>\n<p class=\"\">Diverso \u00e8 insistere su stereotipi e luoghi comuni per alimentare fantasmi e paure, improponibili nel moderno Piemonte del terzo millennio. Non \u00e8 assolutamente vero che il lupo attacca gli esseri umani addirittura al pari delle pecore. Il lupo \u00e8 cos\u00ec timido e riservato da tenersi ben lontano dalla nostra specie. E\u2019 un miracolo vederlo. Con questo modo di pensare si continua a considerare pericoloso per gli umani un animale come il lupo, sebbene in questi anni non ci sia mai stato nelle Alpi nessun caso di attacco alle persone.<\/p>\n<p class=\"\">Una valutazione difficile da accettare visto che quotidianamente conviviamo con rischi sia in casa che all\u2019aperto, tanto enormi quanto incompresi. Percepire la giusta dimensione del rischio e convincere gli altri a farlo, credo sia un impegno minimo per un paese civile. Il lupo non \u00e8 n\u00e9 buono n\u00e9 cattivo, \u00e8 un animale come un altro. Probabilmente se lo si conoscesse un po\u2019 di pi\u00f9 e si studiassero i dati che abbiamo a disposizione (Progetto Lupo Regione Piemonte), si eviterebbero tante sciocchezze. A partire dal 1999 il numero di branchi di lupo presenti sul territorio regionale \u00e8 aumentato e di conseguenza \u00e8 cresciuto anche il numero di attacchi al bestiame domestico, pur non in maniera proporzionale.<\/p>\n<p class=\"\">Esiste una scienza che ci aiuta a conoscere il comportamento degli animali: l\u2019etologia. A questa dovremmo affidarci quando vogliamo seriamente parlare di animali, siano essi lupi o cani domestici o quant\u2019altro del regno animale. A partire dalle conoscenze scientifiche dovremmo iniziare a costruire una seria strategia per rendere possibile una convivenza con il ritorno del lupo. Anche se modesto, \u00e8 innegabile il pericolo per le greggi, e su questo rischio occorre intervenire. Allo stresso modo occorre comprendere il forte patimento dei pastori \u201conesti\u201d colpiti. Non capire la sofferenza per un gregge distrutto \u00e8 da sconsiderati, ma la risposta deve essere \u201cdi testa\u201d, non \u201cdi pancia\u201d.<\/p>\n<p class=\"\">Occorre intervenire rafforzando quei progetti utili ad affrontare i reali problemi dovuti al ritorno del lupo nei pascoli montani. Progetti che realizzino monitoraggi continui sul territorio regionale, sui danni verso gli animali domestici. Sono da sostenere le attivit\u00e0 di prevenzione, gestione, con team di veterinari come supporto agli allevatori, insieme a strumenti normativi per un rapido rimborso dei danni subiti. Non ultimi i premi per gli allevatori virtuosi che gestiscono il pascolo con buone pratiche. Attivit\u00e0 come queste sono contemplate nell\u2019ottimo progetto del Parco Regionale delle Alpi Marittime, che la Regione Piemonte, con poca lungimiranza, ha pensato di troncare interrompendo i finanziamenti dal 1\u00b0 gennaio 2012. Un altro progetto importante, per dimensioni e per risultati \u00e8 il Life Wolfnet, promosso dai parchi dell&#8217;Appennino insieme a Legambiente. Due esempi da seguire e sostenere se si vuole effettivamente il bene della montagna e dei montanari. In ultimo non va dimenticato che, laddove c\u2019\u00e8 la capacit\u00e0 di reggere la sfida della convivenza con il lupo, possono sorgere nuove e forti opportunit\u00e0 economiche. Un territorio che tra le sue offerte turistiche sa anche offrire e comunicare la possibilit\u00e0 di incontri con animali selvatici cos\u00ec affascinanti come il lupo, non pu\u00f2 che trarne giovamento. La dimostrazione concreta \u00e8 il bellissimo centro faunistico Uomini e Lupi di Entracque che in due anni di attivit\u00e0 ha registrato pi\u00f9 di 40 mila visitatori. Una potenzialit\u00e0 economica in pi\u00f9 per il territorio montano, sarebbe sciocco disdegnarla in un periodo di crisi come questo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il ritorno del Lupo nelle Alpi non poteva che destare sentimenti contrastanti. Un conflitto tra opposti sensi, anche con tracce arcaiche. Spesso, pi\u00f9 di quanto non si possa immaginare ritorna la rappresentazione del lupo come belva. 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